“VIRUS NON VINTO CON TAMPONE NEGATIVO”. GRIMALDI: “POST-COVID NUOVA EMERGENZA”

INTERVENTO IN WORKSHOP ROTARY CLUB DEL PRIMARIO MALATTIE INFETTIVE OSPEDALE L'AQUILA SU COMPLICANZE DELLA MALATTIA ANCHE DOPO GUARIGIONE, "CICATRICI ANCHE GRAVI, NEL CORPO E NELL'ANIMA"

di Filippo Tronca

13 Maggio 2021 22:09

L’AQUILA – “Il covid-19 purtroppo non termina con un tampone negativo, le cicatrici, anche gravi, restano a lungo, sia nel corpo che nell’anima. Questa è ora la sfida che dobbiamo affrontare con grande determinazione e strumenti adeguati”.

Il long-covid: ovvero le complicanze che l’infezione del virus lascia dietro di sé nei pazienti anche dopo che è stato sconfitto, per settimane e mesi. Una patologia che già interessa in Abruzzo moti pazienti, e può interessare potenzialmente il 15-20% dei 63mila guariti dall’infezione.

A questo tema, di scottante attualità, ha dedicato il suo intervento il dottor Alessandro Grimaldi, primario del reparto Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, nel corso  del workshop “Ai tempi del covid, dal corpo all’anima a distanza”, organizzato dal Rotary L’Aquila, in collaborazione con l’Università del capoluogo.

Oltre a Grimaldi sono intervenuti il presidente del Rotary Club L’Aquila, Marisa D’Andrea, il rettore dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse, il presidente dell’ordine dei Medici della provincia dell’Aquila, Maurizio Ortu, la dottoressa Ilaria Mariani, docente di medicina interna all’università dell’Aquila, Davide Grassi, primario del reparto di rianimazione, Franco Marinangeli, e ancora Sergio Basti, past district Governor Rotary, Alessia Cipriani della Onlus L’Aquila per la vita, le professoresse Laura Giusti e Rita Roncone e il professor Massimo Casacchia. A moderare Giorgio Paravano, responsabile comunicazione del Rotary.

Le osservazioni di Grimaldi cadono nei giorni in cui il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha proposto che vengano stanziati 50 milioni di euro affinché il Servizio sanitario nazionale prenda in carico gratuitamente, con esami diagnostici e terapie, tutti i pazienti maggiormente colpiti dal virus anche dopo le dimissioni dalla struttura ospedaliera.

“Proposta quanto mai condivisibile, occorre estrema attenzione per una patologia complessa e che non va in nessun modo sottovalutata”, ha spiegato Grimaldi, che già da tempo nel suo reparto ha aperto un laboratorio dedicato proprio alle patologie da long-covid, proponendo anche all’Agenzia sanitaria regionale (Ars), di estendere questo modello su scala regionale.

“Già da aprile del 2020 avevamo focalizzato questo problema – spiega Grimaldi – Che il covid non fosse una malattia da cui si guarisce completamente, è risultato da subito evidente: per il 15-20% ci sono complicanze. Abbiamo una prima fase che dura 4 settimane in cui i pazienti hanno ancora i postumi della malattia, ma c’è poi c’è una fase che dura oltre 12 settimane che noi chiamiamo long-covid, in cui persistono i sintomi che abbiamo avuto durante la fase acuta e che interessano indifferentemente un po’ tutti gli organi,  con il serio rischio di cronicizzazione, di danni permanenti”.

Questo perché il covid è una malattia infiammatoria e innesca delle complicazioni e patologie importanti, “non solo a carico dei polmoni come molti credono, in cui permangono cicatrici, ma anche del sistema nervoso centrale, del cuore, dei reni, del fegato, della sfera neuropsichica”.

Numerosi studi convergono poi nel sostenere che il long-covid interessa soprattutto le fasce di età dai 35 ai 69 anni, con incidenza superiore al 25%. La fascia di età degli over 70, quella dove si è registrata la maggiore mortalità, è interessata dal long covid, per 16% delle persone guarite.

“I sintomi più comuni, a dirlo oltre 50 studi di livello internazionale – prosegue Grimaldi -, sono l’astenia, la cefalea, i disturbi dell’attenzione, una sorta di nebbia cerebrale che cala in maniera inesorabile. C’è la caduta dei capelli, la dispnea, il dolore toracico, il fiato corto, ovvero la difficoltà a salire le scale. Anche ansia e depressione potrebbero essere un sintomo del post covid. Campanelli d’allarme da non sottovalutare”.

Entrando ancora più nel dettaglio Grimaldi illustra i meccanismi che scatenano il long-covid.

“Il virus come noto crea uno stato di infiammazione degli endoteli e la iper-coagulazione con formazione di trombi, e questo scatena una risposta immunitaria di tipo auto-immune con produzione di anticorpi. Autorevoli ricerche sostengono che proprio questa iper-produzione di anticorpi determina danni all’organismo persistenti. Un fenomeno non del tutto sconosciuto per noi virologi, qualcosa di simile accade per i pazienti dell’ebola. Ci sono poi ipotesi secondo le quali, esista qualche ‘santuario’ dove il virus ancora si annida, anche dopo la guarigione. Potrebbe avere un qualche ruolo anche l’iper-produzione di stamina durante la fase acuta della malattia”.

La cura del long-covid però proprio all’Aquila ha un importante presidio.

“Abbiamo organizzato un laboratorio ad hoc già da aprile, ad hoc che ora è ben strutturato nel senso che si avvale di vari specialisti,  perché è evidente che è una patologia che va affrontata in modo multi-disciplinare intaccando i più diversi organi. Eseguiamo esami diagnostici e coordiniamo le attività dei vari medici coinvolti. A livello cardiaco abbiamo riscontrato ischemie a livello del miocardio, complicanze dovute alle lesioni permanenti ai polmoni, cicatrici rilevabili con la Tac. Danni anche della cute e problemi agli occhi. Bene dunque l’iniziativa di Speranza – conclude Grimaldi – l’esenzione dal ticket è un incentivo a venire nel nostro ambulatorio, e sottoporsi a visita”.

 

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