DRAGHI A L’AQUILA, POLEMICHE E SPERANZE.
CRITICI FAMILIARI VITTIME SISMA E PEZZI DI SINISTRA

ATTESA PER LA PARTECIPAZIONE DEL PREMIER ALLA INAUGURAZIONE DEL PARCO DELLA MEMORIA. VITTORINI: INDIGNATI PER ESSERE STATI AVVISATO A ULTIMO MOMENTO. DE AMICIS: ANCHE DA CAPO DEL GOVERNO CONTINUA A PRATICARE POLITICHE CHE HANNO MESSO IN GINOCCHIO L’ECONOMIA GRECA. COMITATO CHIEDE COLLEGAMENTO FERROVIARIO VELOCE CAPOLUOGO E ROMA

27 Settembre 2021 07:40

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA – Prima visita all’Aquila, da premier, di Mario Draghi. Domani, l’ex presidente della Banca centrale europea sarà, insieme al ministro Mara Carfagna, nel capoluogo abruzzese per l’inaugurazione del Parco della Memoria dedicato alle vittime del sisma del 6 aprile 2009. Mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarà a Pescara per inaugurare l’Imago Museum. Una circostanza quella della concomitanza delle due cariche più alte dello Stato nella stessa giornata in una regione che è unica e quindi storico.

La visita del premier è caratterizzata da tanta tanta attesa insieme a speranza e fiducia, soprattutto per i fondi per la ricostruzione e per il rilancio dei territori ancora in ginocchio, ma anche da un clima di polemiche: in particolare, il riferimento è allo scontro tra il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che ha parlato, tra l’altro, di “Motivo di orgoglio” per definire l’evento, e chi, tra i familiari delle vittime, si è sentito offeso per aver ricevuto, da parte dell’amministrazione comunale, un invito all’ultimo momento e ha definito “passerella” quella di domani: a farlo è stato il chirurgo Vincenzo Vittorini, che a causa del terremoto del 2009 ha perso moglie e figlia e che per la gestione della questione Draghi in città si è detto “esterrefatto e profondamente indignato ed addolorato” per come sono stati trattati i familiari delle vittime, lamentando di essere stato avvisato all’ultimo momento e parlando di “ennesimo schiaffo” alle persone “comuni” per assicurarsi la presenza di nomi “illustri”. E c’è chi, come il capogruppo di Cambiare insieme-Idv L’Aquila, in Consiglio comunale, Lelio De Santis, ha addirittura proposto di annullare l’inaugurazione a causa del mancato coinvolgimento dei familiari delle vittime.

Da parte sua il Comitato cittadino “Tavolo di confronto L’Aquila Collegamenti Ferroviari Veloci” ha scritto a Draghi e al e Carfagna per portare alla loro attenzione, in occasione della visita in città,  la necessità di prevedere collegamenti ferroviari veloci, degni di un capoluogo di regione, per L’Aquila e il suo territorio.

La visita di Draghi non ha lasciato indifferente chi non ne condivide né il curriculum, né, inevitabilmente, l’impostazione ideologica. Tra questi c’è Alfonso De Amicis, esponente aquilano del Movimento EuroStop, storico rappresentante della sinistra antagonista nel capoluogo abruzzese, di cui ospitiamo una riflessione scritta alla vigilia del passaggio di Draghi all’Aquila.

De Amicis, nel suo intervento, ha espresso critiche sull’economista ed ex presidente della Bce, voluto a furor di popolo alla guida del governo con una larga coalizione che vede all’opposizione la sola Fratelli d’Italia. Ma le perplessità sono manifestate anche nei confronti della sinistra radicale che “qualche anno fa hanno contestato l’allora premier, Matteo Renzi”.

LA LETTERA DEL COMITATO COLLEGAMENTI FERROVIARI VELOCI

Gentilissimo Presidente del Consiglio dei Ministri, gentilissimo Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale,

ci rivolgiamo a Voi per segnalare l’incredibile situazione in cui si trova L’Aquila, città Capoluogo della regione Abruzzo, per quanto riguarda le infrastrutture e in particolare i collegamenti ferroviari.

Giacciono oramai da tempo 10.000 firme raccolte in pochi giorni con la petizione lanciata dal comitato costituito in un  tavolo di confronto “L’Aquila, collegamenti ferroviari veloci” (http://chng.it/MC48n5Vb) che chiede di inserire la Città di L’Aquila nel ragionamento complessivo dei collegamenti ferroviari abruzzesi e del centro Italia.

Ad oggi la Regione Abruzzo, complice l’annoso silenzio delle amministrazioni comunali aquilane, ha sul tavolo solo una progettualità che prevede la realizzazione di una nuova linea ferroviaria tra Pescara e Roma con opere di enorme impatto ambientale, senza considerare l’inclusione del Capoluogo abruzzese nella rete infrastrutturale e nel futuro corridoio trasversale.

Il Tavolo di confronto, comitato nato tra cittadini di buona volontà interessati al bene comune e a uno sviluppo sostenibile vitale per l’intero territorio abruzzese, chiede a gran voce che la questione della realizzazione di linee ferroviarie, che dovranno anche mettere in collegamento i porti di Ortona e Civitavecchia, preveda il miglioramento della ferrovia passante per L’Aquila, che è potenzialmente collegabile a Roma e a Pescara con pendenze al di sotto del limite dell’1,5% necessario per il passaggio delle merci tra l’est e l’ovest europeo.

L’Abruzzo è una regione complessa dal punto di vista orografico, ma strategica dal punto di vista della localizzazione nel territorio italiano, per collegarlo occorre prevedere una rete ferroviaria con più linee e solo l’attraversamento e l’unione di tutti i territori porterà la regione ad un qualche risultato.

Da Cittadini siamo a chiederVi, in occasione della visita nella nostra Città, di volerci ricevere e ascoltare, abbiamo presentato proposte progettuali, abbiamo richiesto di dare vita a studi di pre fattibilità in collaborazione con l’Università dell’Aquila e il Gran Sasso Science Institute, abbiamo cercato di sensibilizzare i vertici di RFI e i nostri rappresentanti politici, abbiamo intrapreso una interlocuzione con il territorio  laziale interessato ma, fin’ora, senza l’intervento concreto di sindaci, presidenti di provincia e di regione, ministri e parlamentari non vediamo risultati concreti apprezzabili, anche a fronte di impegni formalmente e pubblicamente assunti in un Consiglio Comunale straordinario di alcuni mesi fa.

Siamo certi che la Vostra attenzione potrebbe innalzare la discussione ad un livello politico fattivo e siamo certi che la nostra istanza ben si iscrive nell’ambito del necessario ammodernamento del Paese e delle sue zone interne, fondamentali per uno sviluppo sostenibile e diffuso.

LA NOTA COMPLETA DI DE AMICIS

Se fosse venuto all’Aquila un qualsiasi personaggio politico, la cosiddetta sinistra radicale avrebbe posto le sue barricate. Come fu per la visita di Matteo Renzi qualche anno fa. Mario Draghi, il banchiere per eccellenza, sarà in città domani, per inaugurare il Parco della Memoria, dedicato alle vittime del sisma del 6 aprile 2009.

Venne a trovarci subito dopo il terremoto del 2009. Era in procinto di volare verso Francoforte. Il volo avvenne in piena “pandemia” finanziaria e da quel momento usò armi non convenzionali, da presidente della Banca centrale europea, iniettando liquidità finanziarie tali da salvare quel mondo a scapito dell’economia reale del lavoro. In altri luoghi si è fatto il contrario. Sostegno all’economia, sostegno al plusvalore relativo della forza lavoro. Il contrario delle politiche deflattive volute e ottenute prima dalla Bundesbank e dall’altrettanto fortino ordoliberale di Francoforte. Senza dimenticare la tristemente famosa lettera dell’agosto 2011, firmata insieme al suo collega e predecessore sullo scranno più alto della Bce, il banchiere francese Jean-Claude Trichet, che inviò con quest’ultimo all’allora premier italiano, l’evidentemente non abbastanza liberista Silvio Berlusconi, di fatto l’antipasto scritto della caduta del “Cavaliere” a novembre dello stesso anno e l’inizio del processo di terribile austerità per l’Italia. Processo che dura tuttora.

Oggi un po’ ovunque sui media “che contano”, come il Financial Times, si fanno risalire la drammaticità della crisi e le difficoltà nel superarla al perdurare di una polarizzazione sociale ormai insostenibile. Il nostro Paese, insieme alla Germania che però ha altre caratteristiche ed una “voce” più forte in Europa, è stato quello che più accanitamente ha applicato le politiche di tagli salariali allo stato sociale. Marx avrebbe definito questo “lo sfruttamento della forza lavoro in senso assoluto”. I nostri conti con l’estero sono in attivo, il saldo entrate e spese risulta positivo, avremmo soldi da spendere per attività produttive e sociali.

E tuttavia molti continuano a ritenere Draghi un demiurgo. Anche lui è un pessimo economista, come molti d’altronde, nonostante le “origini” universitarie risalgano ai tempi di quel Federico Caffè, abruzzese di Pescara, che non viene ricordato né studiato come meriterebbe. E intanto si continua, ai giorni nostri, a menar il can per l’aia perché chi comanda ha di fronte, anzi, sotto, un avversario polverizzato e diviso, anche se qualche segnale di risveglio e mobilitazione c’è.

Va segnalato inoltre come quasi tutti i media in generale incensino il primo ministro quasi fosse un santo in terra italica. Ma la fotografia politica più evidente di cosa rappresenti Mario Draghi – che, ricordiamolo, da Direttore generale del Tesoro salì a bordo del Panfilo “Britannia”, al largo di Civitavecchia, nel 1992, di fronte a una platea di esponenti del mondo finanziario occidentale, per illustrare il progetto di svendita e privatizzazioni del patrimonio pubblico italiano – ci è stata offerta dalla recente standing ovation confindustriale. Una platea che in questi anni di crisi si è arricchita e non mai reinvestito un centesimo di questo profitto. Anzi, che chiede di più. Vuole che si tolgano euro del reddito di cittadinanza e casomai buttare anch’esso, che pure strumento di emancipazione strutturale non è, nel calderone del “finanzismo”.

Insomma, il signor Draghi continua a praticare quelle politiche che hanno ucciso l’economia greca. Fu lui, infatti, che in pieno esercizio democratico referendario sul sì o sul no all’austerità, come ricatto antidemocratico e repressivo nei confronti del popolo greco chiuse i rubinetti delle banche. Oggi quelle politiche le sta attuando con altri mezzi nel nostro Paese, dove “qualcuno” vuole competere sullo scenario mondiale attuando per l’ennesima volta le politiche di austerità di teutonica memoria. Parlano, questi signori, ancora di Europa, cioè di una entità amministrativa che vuole misurarsi con altri attori di dimensioni politiche più forti e organizzate. L’Europa non esiste, però. E se esiste è un vaso di coccio. Esistono, al massimo, politiche nazionaliste come quella francese sul piano militare, mercantilista come quella tedesca, pur sempre però a vantaggio delle proprie multinazionali. Andremo a sbattere. Non si può continuare a lungo ad affamare giovani precari donne e pensionati.

Se non ci si oppone nel baratro ci si finisce tutti. E a me pare che a molti che continuano a definirsi di sinistra sfuggano le condizioni reali del capitalismo nella sua fase matura. Anzi, spesso le parole d’ordine della narrazione dominante e l’ideologia come falsa coscienza vengono offerte al cosmopolitismo borghese da parti di quest’area. D’altronde le parole di propaganda che la destra offre, penso (anche) a quelle dei Fratelli d’Italia, sono talmente rozze, che possono essere usate in uno spazio storico determinato. Non a caso l’opposizione al governo Draghi, sia quella interna che esterna, è molto parolaia e si concentra su green pass e migranti. Sulle questioni strutturali, sui rapporti di produzione sono pressoché tutti d’accordo, con le voci di dissenso come eccezione a confermar la regole. Questo è ad oggi l’arco incostituzionale. Vogliamo dire qualcosa a “Super Mario”?

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