VITALIZI REGIONE, ARIA DI “RIPARTENZA”, ANCHE IN ABRUZZO C’E’ CHI VUOLE RIPRISTINARLI

INCHIESTA FATTO QUOTIDIANO, MOLTE REGIONI TENTANO DI RIPORTARE IN AUGE ODIATO PRIVILEGIO; CITATO ANCHE CASO SENATORE PAGANO CHE CUMULA INDENNITA' PARLAMENTARE A "PENSIONE" DA EX INQUILINO EMICICLO

di Filippo Tronca

4 Giugno 2021 07:47

L’AQUILA  – In Abruzzo i consiglieri regionali approdati all’Emiciclo dopo il 2011 non percepiscono più il vituperato vitalizio, di cui godono però ancora 128 ex e 21 eredi, per una spesa di 330 mila euro circa al mese, che in un anno fa la considerevole cifra di quasi 4 milioni di euro l’anno.

La cosiddetta “casta”, per usare un epiteto caro ai pentastellati della prima ora, assicura in una inchiesta Il fatto quotidiano, sembra voler rialzare la testa, e tante regioni, che il ricco assegno lo avevano abolito per i neo eletti, e poi ridotto anche per gli ex, come imposto dalla legge nazionale, stanno provando a fare marcia indietro.

Anche in Abruzzo, spiega il quotidiano cresce la fregola di una restaurazione, anche se non si registrano per ora atti ufficiali e prese di posizioni esplicite.

A stare stretto è il nuovo regime, in cui  ai consiglieri post-2011 viene garantita la più sobria possibilità di decidere di tenersi i soldi dei contributi, oppure di versarli, per poi ottenere un assegno di 500 euro al mese, dopo i 65 anni.

Un mini-vitalizio per solo 5 anni di lavoro, che si chiama ora “indennità differita”, esito della riforma tanto sbandierata dal Movimento 5 stelle come strumento per moralizzare la politica. Per l’indennità differita il consigliere versa mille euro al mese, la Regione 2.500 euro.

Che il vento però stia cambiando ne è stata prova la restituzione del vitalizio agli onorevoli condannati in via definitiva decisa al Senato, all’ex presidente della regione Ottaviano Del Turco, e a seguire l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, Ora la restituzione potrebbe avvenire erga omnes, compresi i condannati per mafia, anche senza far valere la deroga per condizione di salute e indigenza economica.

Il Fatto cita poi il caso del senatore abruzzese Nazario Pagano, segretario regionale di Forza Italia, che mentre è pienamente operativo a Palazzo madama, percepisce in quanto over 65, il vitalizio che ha maturato nell’Emiciclo abruzzese, dove è stato per tre legislature, di cui una da presidente del consiglio, per un ammontare di 3.719 euro al mese. E intanto matura il vitalizio da parlamentare che potrà riscuotere una volta tornato a casa.

Questa possibilità di cumulo è stata paradossalmente resa possibile dalle norme del Movimento 5 stelle che ha determinato il passaggio dal calcolo retributivo a quello contributivo degli assegni vitalizi, ora dunque molto più modesti rispetto ai tempi d’oro, con la conseguenza che ora è possibile, in base alle norme vigenti, cumulare l’indennità da parlamentare con un vitalizio regionale.

L’Abruzzo è “attenzionato” dal Fatto quotidiano anche per il caso dell’ex consigliera regionale Anna Maria Fracassi, che “riceve due vitalizi dalla regione: il suo, da circa 2.300 euro
al mese, e anche altri 2.400 euro a titolo di reversibilità del marito Giovanni Bozzi pure lui già consigliere”.

Tra le Regioni che mirano a ripristinare il vituperato privilegio si cita la Campania: il vitalizio per i nuovi consiglieri è stato abolito anche lì nel 2015, ora è stata ripristinata la reversibilità per le vedove e i parenti e stretti. La Regione Sicilia, ha avuto ragione davanti la Corte Costituzionale a cui aveva fatto ricorso il consiglio dei Ministri, per un taglio davvero micragnoso dell’assegno, di  appena l’11%.  Con grande festa a seguire degli inquilini dell’assemblea regionale.

E ancora ricorda Il Fatto quotidiano “in Calabria a maggio del 2020 si è tentato il blitz per
aggiudicare agli eletti i benefici dell’indennità differita, o vitalizio che dir si voglia, anche con un solo giorno di presenza in aula e pure a Consiglio regionale sciolto, in caso di dimissioni e persino in caso di arresto: legge cancellata solo dopo le proteste”.

Ex consiglieri del Friuli Venezia Giulia, Trentino, Veneto e Puglia hanno fatto ricorso contro la norma nazionale che ha imposto i tagli.

Nell’ultima legge di bilancio del Trentino Alto Adige a Sudtiroler Volkspartei, partito inflessibile contro il “sud sprecone”, ha inserito una norma, poi bocciata che avrebbe fatto scattare la rivalutazione annuale delle indennità mensili dei consiglieri.

Si cita infine il caso della Sardegna, dove il governatore leghista Christian Solinas, appena insediato  nel 2019 ha fatto approvare una legge sui vitalizi che prevedeva un super-contributo aggiuntivo a carico delle casse pubbliche, per le pensioncine dei consiglieri.

Questo lo scenario nazionale. In Abruzzo non sono emersi documenti o azioni ufficiali per tornare all’antico, il partito trasversale di chi vorrebbe assicurarsi una ben corposa pensione per la sua breve permanenza all”Emiciclo è sempre in agguato.

Con un dietrofront nei limiti del possibile rispetto al lungo percorso per ridimensionare il previlegio a furor di popolo.

A metà 2019 il consiglio regionale abruzzese ha introdotto le modifiche sulla cosiddetta “indennità a carattere differito”, e di cui possono, su base volontaria, godere i consiglieri regionali in carica. Mini pensione parametrata, con metodo contributivo, a quanto versato nella cassa regionale, nei cinque anni di legislatura, ovvero 1.000 euro ogni mese, su un compenso di 11 mila euro lordi al mese. Che darà poi diritto ad un assegno pensionistico di 500-600 euro. La regione, datore di lavoro, incrementa il fondo con 2.500 euro al mese a consigliere.

Il provvedimento recepisce quanto stabilito dalla Conferenza Stato Regioni.

L’”indennità a carattere differito” è quel che resta, in termini di trattamento pensionistico, dopo che i ricchi vitalizi sono stati aboliti nel 2011, a fare inizio dai consiglieri in carica nella passata legislatura di centrosinistra di  Luciano D’Alfonso. Vitalizi che consentivano di ottenere una ricca pensione a partire dai 60 anni, anche di 2 mila euro al mese, maturata con versamenti di 1.500 euro al mese per soli cinque anni all’Emiciclo. Con più legislature si arriva a superare i 4mila euro al mese. Un bengodi rispetto al trattamento previdenziale di tutti gli altri lavoratori italiani.

Poi ha fatto seguito nel 2018 la mannaia del primo governo di Giuseppe Conte,  che ha imposto a tutte le Regioni, pena il taglio dei trasferimenti per le spese di funzionamento, il ricalcolo con il metodo contributivo, anche dei vitalizi che hanno mantenuto gli ex consiglieri, scampati in Abruzzo alla legge del 2012.  Misura che ha comportato una riduzione graduale dal 20 al 40 per cento, degli assegni.

 

 

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