VITTIME SUL LAVORO: “NUMERI ABRUZZO SCONFORTANTI”, BILANCIO DRAMMATICO IN ANNO PANDEMIA

500 MORTI DA GENNAIO 2020 A FEBBRAIO 2021 IN ITALIA. COVID NON FRENA FENOMENO, SU LE DENUNCE INFORTUNIO LEGATE A VIRUS

di Azzurra Caldi

25 Marzo 2021 07:46

L’AQUILA – Un bilancio drammatico, un bollettino nell’anno della pandemia non sia arresta, anzi, le denunce di infortunio sul lavoro sono aumentate, con l’Abruzzo tra i primi posti  per l’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa.

A tradurre i numeri nella lettura di un’emergenza è Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering, nella presentazione dell’ultima indagine elaborata dagli esperti dell’Osservatorio mestrino: “Continua purtroppo a crescere inesorabilmente il numero delle vittime sul lavoro a causa del Covid. Da gennaio 2020 a febbraio 2021 il bilancio è drammatico: 499 i decessi. Si tratta di 38 vittime in più rispetto a gennaio 2021, mentre le denunce di infortunio sono arrivate a 156.766, ovvero quasi 9.000 in più rispetto a gennaio 2021”.

L’incremento della mortalità è pari all’8% nel mese di febbraio rispetto a gennaio 2021, mentre per le denunce di infortunio totali legate al Covid-19 l’aumento è del 6%. Ancora in Lombardia il triste primato di vittime sul lavoro per Covid con il 33,9% delle denunce (169 decessi), seguita da: Campania (53 decessi), Piemonte (45), Lazio (39 decessi), Emilia Romagna (37 decessi), Puglia (27 decessi). E la triste graduatoria prosegue con la Liguria (21 decessi), la Sicilia (21), il Veneto (18 decessi), l’Abruzzo (16), la Toscana (15), le Marche (15), l’Umbria (5 decessi), la Calabria (4), Friuli Venezia Giulia (4), il Molise (3), la provincia autonoma di Trento, la Valle d’Aosta e la Sardegna (2), la Basilicata (1).

Per quanto riguarda l’Abruzzo, in realtà, i numeri potrebbero raccontare un bilancio ancora più drammatico: secondo i dati della Feneal Uil della Camera sindacale territoriale Adriatica Gran Sasso i morti sul lavoro da gennaio 2020 ad oggi sarebbero infatti 26: “Di queste vittime, dodici sono per Covid, pari al 30,6 per cento di quelle totali: un dato che fa della nostra regione la terza in Italia per incidenza della mortalità legata al coronavirus sulla popolazione lavorativa”, spiega Luigi Di Donato, segretario Feneal Uil.

Infatti, anche per l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering, la graduatoria dell’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa è ancora più significativa: subito dopo la Lombardia che continua ad indossare la maglia nera con un indice di 38,4 rispetto ad una media di 21,7, emergono sconfortanti anche i dati della Valle D’Aosta (36,6), quelli della Liguria (34,8), dell’Abruzzo (32,6), della Campania (31,7).

In Abruzzo l’ultimo dramma riguarda i due operai morti nel crollo di un fabbricato nel centro storico del comune di San Pio delle Camere, Cristian Susanu, 41enne romeno, e Dzevdet Uzeiri, 61enne macedone. Entrambi, come confermato dall’esame autoptico, hanno perso la vita come i 309 morti del tragico terremoto dell’Aquila di 12 anni fa: gravi traumi ed asfissia con l’evidente presenza di terriccio nelle vie respiratorie.

“Un’indecente tragedia civile. Queste cifre – secondo Di Donato – testimoniano che c’è ancora tanto, direi troppo da fare in Abruzzo per rendere veramente sicuro il posto di lavoro. Ogni uomo che perde la vita nel luogo che gli dà la dignità, è un dramma per tutta la società. Ai familiari delle vittime va tutta la nostra sincera vicinanza”. Di Donato ricorda che “non a caso, come Uil abbiamo lanciato la campagna ‘Zero Morti sul lavoro’: tutti insieme, imprese, sindacati e istituzioni, dobbiamo insistere per azzerare questa tragedia civile. Anche un solo morto è una sconfitta per tutti”.

Tra le incidenze di mortalità meno elevate, invece, emergono quelle di: Sardegna (3,6), Basilicata (5,3). Ma anche quelle di Calabria (7,5), Friuli Venezia Giulia (7,9), Veneto e Provincia autonoma di Trento (8,5).

Il 17% degli infortuni mortali per Covid ha coinvolto l’universo femminile (85 casi). Mentre la percentuale sale a “quasi” il 70% nelle rilevazioni degli infortuni non mortali per Coronavirus. Il 91,4% delle denunce di morti sul lavoro per Covid rientra nell’Industria e Servizi.

E in questa macroarea produttiva con il 27,1% delle denunce con esito mortale troviamo il settore Sanità e Assistenza Sociale; seguono con il 12,3% dei casi le Attività Manifatturiere (lav. prod. chimici, farmaceutica, stampa, ind. alimentare…); con il 11,7% il settore Trasporti e Magazzinaggi; con il 10% il settore dell’Amministrazione Pubblica e Difesa (attività degli organi preposti alla sanità es. Asl, legislativi, esecutivi) mentre il Commercio arriva a rappresentare il 9,4% dei decessi.

Tra le professioni più colpite dal dramma troviamo: tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti) con l’11,7% dei casi. Seguono: impiegati, addetti alla segreteria e agli affari generali (11,1%) e i medici (6,8%). E ancora: conduttori di veicoli a motore (6,8%), operatori sociosanitari (4,9%), il personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli) (4,1%). Per quanto riguarda le denunce di infortunio totali legate al Covid-19, registrate da gennaio 2020 a febbraio 2021, sono state 156.766 (pari ad un quarto del totale – secondo dati Inail). E sono cresciute del 6% nel mese di febbraio 2021 rispetto a gennaio 2021.

Il 97,6% delle denunce di infortuni non mortali dovuti a contagio da Covid – 19 rientra nell’Industria e nei Servizi. E, come già visto per gli infortuni mortali, anche in questo caso è il settore “Sanità e Assistenza Sociale” a far rilevare il maggior numero di denunce con il 68,4% del totale delle denunce. Seguono: il settore dell’Amministrazione Pubblica (9,2% delle denunce); il settore dei servizi di vigilanza, attività di pulizia fornitura di personale e call center (4,4% delle denunce); e le Attività Manifatturiere (2,8% delle denunce). Il 39% delle denunce di infortunio riguardano i tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti), seguiti dagli operatori sociosanitari OSS (assistenti nelle case di riposo) con 19,3 % delle denunce; dai medici (9%), e dagli operatori socioassistenziali (nelle strutture ospedaliere) 7,3%. E ancora dal 4,8% del personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli); dal 4% di impiegati addetti – Impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali; dal 2,2% del personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli.

Alla Lombardia la maglia nera delle denunce di infortunio legate al Covid con il 26,5% del totale nazionale. Seguono: Piemonte 13,7%, Veneto 10,7%, Emilia Romagna 8,1%, Lazio 6,1%, Campania 5,5%, Toscana 5,3%, Liguria 4%, Puglia 3,6%, Sicilia 3%, Marche 2,4%, Friuli 2,3%, Provincia Autonoma di Trento 1,8%, Sardegna 1,6%, Abruzzo 1,6%, Provincia autonoma di Bolzano 1,5%, Umbria 0,7%, Calabria 0,6%, Valle D’Aosta e Basilicata 0,5%, Molise 0,2%.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

    Ti potrebbe interessare: