VOTO L’AQUILA: L’ASCESA DI BIONDI E FRATELLI D’ITALIA, CROLLO PD, DI BENEDETTO VINCITORE MORALE

L'ANALISI DEL VOTO DI DOMENICA: CENTRODESTRA UNITO "MODELLO NAZIONALE", IL RIELETTO SINDACO HA MAGGIORANZA BULGARA, LEGA MENO DECISIVA, MALE FORZA ITALIA. RESA DEI CONTI NEI DEM, NUOVE LEVE CERCANO SPAZIO. LA SOLITUDINE DI PEZZOPANE IN CAMPAGNA ELETTORALE. NUOVO PROTAGONISMO DEI CIVICI DEL CONSIGLIERE REGIONALE DI LEGNINI PRESIDENTE. SPARISCE M5S

di Filippo Tronca

14 Giugno 2022 21:49

L'Aquila - Abruzzo

L’AQUILA – Un centrodestra unito a trazione Fratelli d’Italia, l’unico partito all’opposizione del governo tecnico di Mario Draghi, che vince e convince a L’Aquila al primo turno, in uno dei quattro capoluoghi di Regione al voto domenica, tanto da essere acclamato a livello nazionale  come un “modello” in vista delle elezioni politiche del 2023 e anche delle regionali abruzzesi del 2023. Il successo personale del rieletto sindaco 47enne Pierluigi Biondi che questa volta avrà una maggioranza ben più solida e fedele, dove spicca il ridimensionamento della Lega e il crollo di Forza Italia.

Dall’altra parte la debacle del centrosinistra della candidata Stefania Pezzopane, deputata dem, 63 anni, e segnatamente del Partito democratico, che perde quasi 1o punti percentuale, e che ha spadroneggiato a L’Aquila nei 10 anni del sindaco Massimo Cialente, con conseguente inevitabile resa dei conti a venire, già nei prossimi giorni.

Infine l’affermazione, come vincitore, se non altro morale, del candidato sindaco civico, Americo Di Benedetto, 54 anni, riuscito nell’impresa, non certo scontata, di arrivare davanti al centrosinistra, con metà delle liste e quasi nessun appoggio dei partiti nazionali e al governo.

Questi solo alcuni dei motivi di analisi e riflessione della partita elettorale aquilana di domenica, che ha segnato in primis il trionfo di Biondi, sindaco per la seconda volta, seccamente al primo turno con 20.463 voti pari al 54.38 %, davanti ai civici di Di Benedetto, con il 23.78 % pari a 8.947 voti, il centrosinistra di Pezzopane, 7.758 voti pari al 20.62 %, e Simona Volpe, 54 anni, di Liberaquila, con 458 voti e l’1.22 %.

Per Biondi un doppio successo, suo e del suo partito, che lo proietta al rango di politico di livello nazionale, potendo contare sull’entusiasta appoggio e sulla riconoscenza della leader Giorgia Meloni, che a L’Aquila ha incassato uno dei più importanti tasselli in vista della sua corsa alla leadership dell’intero centrodestra.

Fratelli d’Italia avrà a L’Aquila 7 consiglieri, pari di numero rispetto alla precedente consiliatura, ma questa volta tutti eletti e non transitati da altre forze in corso d’opera, quadruplicando il consenso rispetto a cinque anni fa: da 2.213 voti pari al 5,7% del 2017, agli attuali 7.298 voti, pari al 20.4%.

Dei sette consiglieri di Fdi eletti, campioni di preferenza sono stati il vicesindaco Raffaele Daniele, di Fdi, con 1.150 voti, e l’assessore uscente Vito Colonna, con 964 voti, secondi e terzi in assoluto, ed entrambi vicini all’assessore regionale Guido Liris. Un aspetto da non sottovalutare per gli equilibri e rapporti interni al partito, in vista soprattutto delle prossime sfide elettorali.

A questo proposito: va ricordato che Biondi, fedelissimo di Meloni, e appartenente alla corrente maggioritaria di Fdi, si rafforza anche nei confronti del presidente della Regione, Marco Marsilio, che invece è della corrente minoritaria, che fa riferimento al deputato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera.

A dare tranquillità a Biondi anche il poter contare sulla fedeltà, almeno in teoria, dei due eletti, Luigi Faccia e Fabio Frullo, in quella che è stata presentata come la sua lista personale, i  Civici ed indipendenti con Biondi Sindaco.

Aspetto non da poco, se si ricorda cosa accaduto nella precedente consiliatura, segnata da duri scontri in particolare con la Lega,  tanto che Biondi era arrivato a mettere alla porta i tre assessori salviniani, per poi reintegrarli, ma solo dopo un sofferto chiarimento e patto di non belligeranza.

La Lega ora passa da 5 a 4 consiglieri e avrà senz’altro meno margini per imporsi. Ma va detto che ha comunque ha raddoppiato i voti rispetto al 2017, da 2.585 a 4.467,  e le percentuali, dal 6,76% al 12.5%. Dato enfatizzato dal deputato e coordinatore regionale Luigi D’Eramo, considerando anche che per la Lega di Matteo Salvini, sempre più in bilico nella sua leadership, le amministrative sono andate altrove molto male, avendo perso numerose roccaforti, e trovandosi in 22 dei 26 Comuni più grandi al voto dietro Fratelli d’Italia. Resta il fatto però che alle regionali del 2019 la Lega era in Abruzzo e anche a L’Aquila di gran lunga il primo partito. Ma erano altri tempi.

Se c’è uno sconfitto nel centrodestra è invece Forza Italia, che ha preso il 6.3% e vede  ridimensionare la sua presenza in consiglio, passando da 5 a 2 consiglieri, non rieleggendo per di più il suo capogruppo, Giorgio De Matteis, ex vicepresidente del Consiglio regionale. Nel 2017 Fi era il primo partito della coalizione, avendo preso 3.886 voti, pari al 10,1%, domenica ne ha presi 2.268, pari al 6.3%. Ad essere pignoli si è registrata anche l’assenza in campagna elettorale del deputato eletto a L’Aquila, l’imprenditore pescarese Antonio Martino.

Ma ci sarà un altro protagonista nel centrodestra non solo cittadino: L’Aquila futura di  Roberto Santangelo, vicepresidente del consiglio regionale, e consigliere comunale uscente, il più votato  in assoluto con 1.196 preferenze. La sua creatura passa da 2 a 3 consiglieri, ottenendo  un ottimo 8.4%, quando nel 2017 aveva preso il 3,7%.

Nell’ala moderata e centrista significativa è poi l’affermazione di L’Aquila al centro, declinazione territoriale di Italia al centro del senatore Gaetano Quagliariello e del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e che potrà dire la sua con i due seggi conquistati.

Passiamo dunque al centrosinistra: qui, c’è poco da girarci intorno, tema centrale è la cocente sconfitta della candidata sindaca, la deputata del Pd Stefania Pezzopane, ex assessore regionale, ex presidente della Provincia, ex senatrice.

E c’è poi l’evidente tracollo del Partito democratico.  Vero è che all’opposizione, ancora per 5 anni, avrà 4 consiglieri invece dei 2 della precedente consiliatura, a seguito dell’addio di  Emanuela Iorio Antonio Nardantonio, passati armi e bagagli con il Passo Possibile, nel luglio del 2018, Ma resta il fatto il Pd nel 2017 aveva preso 6.570 voti, pari al 17,1%, e domenica si è dovuto accontentare di meno della metà delle preferenze, 3.076, pari all’8.6%. Un dato per di più in controtendenza nazionale.

Scotta poi senz’altro il fatto che il centrosinistra è arrivato terzo, dietro ai civici di Di Benedetto, escluso anche da un eventuale ballottaggio.

Un sentore della sconfitta lo si era avvertito del resto durante la campagna elettorale, alla luce di una certa “svogliatezza” e “mancanza di entusiasmo” di non pochi candidati. Nei comizi finali di venerdì scorso all’evento organizzato da Pezzopane a piazzetta IX Martiri c’erano meno di 150 persone, un numero inferiore anche a quello dei candidati delle sei liste. Mentre nel quasi concomitante comizio a piazza Duomo ad ascoltare Di Benedetto c’erano oltre 500 persone.

A tirare la carretta è stata poi sostanzialmente Pezzopane, da politica di razza e di grandissima esperienza quale è. Ma l’impressione è che sia stata lasciata po’ sola, visto che altri esponenti di spicco del Pd aquilano, si sono limitati al minimo sindacale. E c’è ora chi osserva che pezzi da 90 del Pd come il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, non si sia speso come avrebbe potuto in campagna elettorale, e parliamo di un politico capace in consiglio regionale, giova ricordare, di fare lo sciopero della fame, per modificare la Carta degli aiuti alle imprese, che esclude i piccoli comuni del cratere.

Non è del resto un mistero che tormentata e non pienamente condivisa, anche all’interno del Pd, sia stata la stessa candidatura di Pezzopane, per quanto autorevolissima, arrivata dopo estenuanti riunioni e tavoli programmatici, quando già da tempo in campo erano sia Biondi che Di Benedetto. Candidatura osteggiata da chi chiedeva un rinnovamento, perorava la scelta di un giovane, proponendo ad esempio il nome del capogruppo Stefano Palumbo, che giovanissimo non è, come non è un politico del primo pelo, ma almeno avrebbe dato un segnale di cambiamento. Fronte critico che ora, dietro le quinte, osserva che Pezzopane ha preso meno voti delle liste, a conferma che la sua candidatura non ha tirato.

Candidatura accettata, ma senza molto entusiasmo, anche da chi ha provato fino alla fine a proporre una candidatura unitaria, e non targata Pd, per evitare la spaccatura del campo opposto al centrodestra, visto che Di Benedetto aveva detto chiaro e tondo che era disposto a fare un passo indietro, solo se si fosse trovata una figura terza, di sintesi, svincolata dall’appartenenza di partito. Missione a cui ha lavorato l’ex parlamentare ed ex presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, senza successo, provando a persuadere l’ex rettrice dell’Università e ora rettrice del Gssi, Paola Inverardi, e l’ex rettore della stessa Gssi, Eugenio Coccia, ed altri “autorevoli esponenti della società civile”, di cui è rimasto ignoto il nome.

Ora sarà evitabile un profondo chiarimento all’interno dei dem, e c’è chi assicura anzi che si assisterà ad una molto poco pacata resa dei conti. Ad essere messa in discussione potrebbe essere l’intera classe dirigente del Pd, incardinata sulla leggendaria “trimurti”, che ha fatto le fortune del partito in città, composta come noto, dalla stessa Pezzopane, dall’ex sindaco Cialente e da Lolli. E c’è chi osserva che la sconfitta nasce anche da una blanda e poco efficace opposizione nei cinque anni precedenti, dall’incapacità di aver imposto una narrazione alternativa e suadente, rispetto a quella della destra avanzante e indisturbata.

Altro dato saliente è che il Movimento 5 stelle si è forse definitivamente dissolto, in una città dove comunque non ha mai sfondato, anche ai tempi d’oro del grillismo trionfante. Domenica ha preso appena 309 voti, pari allo 0,8%, nel 2017 ne aveva incassati 1.493, pari al 3,9%.  Surclassato anche della candidata sindaca di Liberaquila Simona Volpe, entrata nell’agone elettorale a sorpresa, depositando la lista nell’ultimo giorno utile, senza nessun appoggio nazionale, e nessuna esperienza politica pregressa, ed un budget risicatissimo, e che ha preso però più del M5s, 458 voti, pari all’1,2%.

Un oggettivo disastro che rispecchia il dato nazionale che in queste ore mette in forte difficoltà il leader Giuseppe Conte, e la sua ondivaga linea governista. Una cosa è certa, all’Aquila ha poco senso di parlare del campo largo del centrosinistra e di alleanza giallo-rossa tra Partito democratico e un M5S che di fatto non esiste elettoralmente.

Nel centrosinistra può sorridere L’Aquila coraggiosa, arrivata seconda dopo il Pd con il  6,4%, e che raggruppa movimenti e forze politiche più radicali e di sinistra, ora con due rappresentanti in consiglio.

Infine Di Benedetto, ancora in campo, dopo che nel 2017 è stato candidato sindaco in quota Pd alla guida della coalizione e che aveva perso clamorosamente le elezioni al ballottaggio proprio contro l’allora emergente Biondi, dopo aver vinto nettamente il primo turno con il 47,7 % a fronte del 35,84% del centrodestra. Con il sospetto, mai davvero fugato, che al secondo turno ad accoltellarlo alle spalle, disertando le urne, sono stati esponenti del centrosinistra, per calcoli personali, per frenare sul nascere la sua ascesa nel Pd e nel centrosinistra, mal sopportando la sua  collocazione centrista e moderata.

Ed è stata questa forse la ferita, mai sanata, che ha portato alla rottura del fronte largo del centrosinistra, anche in questa tornata elettorale.

Di Benedetto può certo gioire del fatto che sia riuscito ad arrivare secondo contro ogni pronostico, prendendo più voti delle liste a dimostrazione che è stato lui stesso il vero trascinatore.

Ma è a ben vedere una magra consolazione: visto che per lui questa partita rappresentava soprattutto la rivincita del 2017, e in cuor suo contava davvero di poter arrivare al ballottaggio, e giocarsela fino alla fine.

Resta il fatto che ora i civici di Di Benedetto si affermano come una forza politica di pari dignità rispetto al centrosinistra, eleggendo ben 5 consiglieri, candidato sindaco compreso, uno in più rispetto al Pd, e rispetto ai suoi 4 del 2017, quando il Passo possibile prese 3.243 voti, pari 8,4%,  mentre domenica scorsa i voti sono quasi triplicati, arrivando a 8.947.

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