VOTO TERAMO: RESA DEI CONTI NEL CENTRODESTRA, A PERDERE NON SOLO LA LEGA, MALE ANCHE FDI E FI

di Filippo Tronca

23 Maggio 2023 08:00

Teramo - Politica

TERAMO –  Se per il centrosinistra vincente, allargato a civici e M5s, uniti dietro al sindaco uscente Gianguido D’Alberto, l’esito del voto a Teramo viene esaltato, in vista delle elezioni regionali della primavera prossima, come “modello”, “via maestra” e “trampolino di lancio”, ben altre analisi e narrazioni sono sviluppate, mentre volano stracci e dardi infuocati, nel centrodestra sconfitto nettamente e al primo turno, con il candidato civico Carlo Antonetti.

Teramo per il centrodestra è una esperienza da archiviare al più presto, da cancellare, ma  che resterà a lungo scaturigine di ruggini tenaci, ed ora sul tavolo delle segreterie, in vista delle regionali, si impone il tema su quanto convenga, nella coalizione che sosterrà il presidente uscente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, allargare la coalizione alle forze civiche, oltre il perimetro dei partiti, che hanno conquistato il governo del Paese, e che tutto sommato hanno tenuto serrati i ranghi anche in consiglio regionale.

Tenuto conto che però la parte del leone nel centrodestra, a Teramo, l’ha fatta proprio una civica, Futuro In, dell’inossidabile ex assessore regionale Paolo Gatti, che pure aveva annunciato l’addio al centrodestra, dopo la sconfitta delle elezioni per la presidenza della Provincia di Teramo a gennaio, con la coalizione in ordine sparso, e primo campanello d’allarme della successiva sconfitta alle comunali.

Certo è che l’esito del voto di Teramo, la partita più importante delle comunali del 14 e 15 maggio, hanno lasciato dietro di sè attriti e veleni, nonostante Marsilio cerchi di ridimensionarne la portata dando la colpa della debacle al fatto che si è partiti tardi in campagna elettorale, con la scelta di Antonetti, arrivata solo a metà marzo, quando invece D’Alberto e la civica di Maria Cristina Marroni erano in campagna elettorale già da tempo. Stessa analisi del segretario di Fi, il deputato Nazario Pagano, che parla anche di un “vantaggio del sindaco uscente”, e del segretario di Fdi, Etel Sigismondi,  che enfatizzando la vittoria del centrodestra a Silvi, parla di una  “cristallizzazione della situazione preelettorale”.

A spiccare resta il deludente risultato della Lega, ultima arrivata nella coalizione, con appena il 3,4%. Ma a ben vedere, come illustrato qui di seguito, a non andare affatto bene, se si fa un confronto con i risultati delle elezioni politiche del 25 settembre, sono state anche Fratelli d’Italia e Forza Italia, oltre alla civica di Antonetti.

Ad accendere le micce dello scontro interno nel post voto è stato proprio sindaco Antonetti, scagliandosi contro la Lega, accusata “di non aver giocato per vincere”, anzi, “alcuni hanno giocato per perdere. Oggi sentir dire dalla Lega che i cittadini sono stati disorientati, che non ero il candidato di nessuno, mi sembra assurdo”, arrivando a parlare di voti disgiunti nel carroccio, con preferenze andate a D’Alberto.

Non si è fatta attendere la durissima reazione della Lega, con il segretario regionale  e sottosegretario all’Agricoltura, Luigi D’Eramo: “a Teramo il centrodestra ha perso perché il candidato sindaco Carlo Antonetti era del tutto inadeguato, scelto per di più da Azione, un partito schierato nel centrosinistra, seguendo alchimie che si sono rivelate un suicidio politico. E di questa situazione incresciosa a pagare il prezzo più alto è stata la Lega”.





E D’Eramo ha ricordato che la Lega, al tavolo nazionale e regionale, aveva invece proposto il suo assessore regionale, Pietro Quaresimale, sottolineando: “non abbiamo mai detto ‘Quaresimale o nulla’, eravamo disposti anche ad altre ipotesi. Ma non si è voluta trovare la quadra. Le scelte sono state altre, e questi sono i risultati”.

Ma soprattutto D’Eramo ha lanciato, a tale proposito, un messaggio chiaro e tranchant al centrodestra e al deputato Giulio Sottanelli, segretario regionale di Azione, e regista della candidatura di Antonetti: “L’operazione Teramo si è rivelata un fallimento e lo dico sin da subito: per quello che riguarda la Lega, esperienze di allargamento di campo del centrodestra non ci saranno mai più. Detto ancora più chiaramente: Azione non potrà in nessun modo far parte del centrodestra alle prossime elezioni regionali”.

Un passaggio importante, anche in vista delle regionali: la Lega, che non è più come cinque anni fa la forza trainante del centrodestra abruzzese, con il 30% dell’età dell’oro di Matteo Salvini, ma resta pur sempre determinante e imprescindibile, ed ora la stessa Lega chiude ad aperture ai civici, all’allargamento del campo, e non solo ad Azione, per salvaguardare la purezza della proposta politica, che deve ricalcare quella al governo del Paese, con una netta scelta di campo e senza alchimie da prima Repubblica, che disorientano gli elettori.

Mentre invece, tanti esponenti politici abruzzesi della galassia post-democristiana e centrista, assai invisa alla Lega, in cerca di riposizionamento, già fanno la corte a Marsilio per strappare una candidatura. Marsilio ha poi un ottimo rapporto con Gatti, e restando a Teramo, e questo potrà significare qualche cosa di importante alle regionali, e c’è anche chi si dice certo che esponenti di Azione saranno presenti un qualche lista del centrodestra, magari quella del presidente.

Azione ha a sua volta risposto per le rime a D’Eramo, con l’eletto in consiglio nella civica di Antonetti, Alessio D’Egidio: “senza la figura di Carlo Antonetti e senza le liste civiche in suo appoggio, il centrodestra unito non sarebbe riuscito ad arrivare neanche ad un eventuale ballottaggio e, con il 3% ottenuto, la Lega non avrebbe di certo eletto nessun consigliere comunale. Per questi motivi, credo che la Lega dovrebbe ringraziare per l’opportunità che questa coalizione le ha concesso: la forza più modesta della coalizione e l’unica a non esser riuscita a completare neanche la lista”.

Torniamo dunque al focus sul nudo dato elettorale delle comunali di Teramo, confrontati con quello delle elezioni politiche del 25 settembre, che sono certo una partita ben diversa, più di opinione e senza la componente civica, ma che comunque, in rapporto alle comunali, a soli sei mesi di distanza, offrono spunti di riflessione sulla affidabilità e fidelizzazione degli elettorati delle singole forze, e del radicamento sul territorio.

Il risultato che più ha fatto scalpore, come detto, è quello della Lega, ultima lista della coalizione, che ha racimolato 997 voti, pari al 3,4%, portando in consiglio l’ex assessore Berardo Rabuffo, con 260 voti. Il 25 settembre, a Teramo città, la Lega ha preso 1.698 voti, 6,7%, già sotto la media regionale dell’8,9%. Teramo era insomma già terreno poco fertile per i salviniani, a differenza invece della vicina Silvi, dove è  stato riconfermato il sindaco leghista Andrea Scordella, con la Lega che ha preso 12,3%,  due punti in meno di Fdi, 14,35%, con grande exploit di Noi Moderati al 13,6%.

Una forte flessione, certo, quella di Teramo, per la Lega, ma a ben vedere c’è ben poco da esultare  anche per le altre forze del centrodestra.





Fratelli D’Italia alle comunali ha preso 2.878 voti pari al  9,9%. Alle politiche in città aveva preso  6.167 voti pari al 24,3%, per di più con la ora premier Giorgia Meloni, segretaria nazionale del partito, candidata nel collegio teramano e aquilano. In punti percentuali una flessione maggiore di quella della Lega. E con un risultato lontanissimo dal 30% preso a livello regionale.

Per di più il più votato di Fdi è stato Luca Corona, con con 451 voti, che però era consigliere uscente della lista civica Oltre, l’ultimo arrivato nel partito, superando la punta di diamante   Raimondo Micheli, che è riuscito comunque a strappare un seggio, mentre restano fuori dal consiglio il capogruppo Pasquale Tiberii e anche Rudy Di Stefano, ex assessore della giunta di Maurizio Brucchi, che pure alle ultime elezioni comunali aveva preso 897 voti, una settimana fa appena 233.

Lo stesso dicasi di Forza Italia, che ha condiviso la lista  con Noi Moderati, del segretario regionale ed ex deputato Paolo Tancredi, e che ha preso 1.806 voti, pari al 6,24%, mentre alle politiche del 25 settembre, sempre a Teramo città, aveva incassato 2.828 voti, pari al 11,2%, a cui vanno aggiunti i 220 voti di Noi moderati, pari al 0,8%, con la somma che arriva a 3.048, quasi il doppio rispetto al voto della settimana scorsa. Anche qui una flessione molto vistosa. Forza Italia ha poi eletto solo il capogruppo uscente Mario Cozzi, il più votato del centrodestra, con 820 voti. Cozzi però va detto è molto vicino a Paolo Gatti.

L’unico che, a maggior ragione, nella coalizione di centrodestra ha più di un motivo di soddisfazione, nonostante la sconfitta, è proprio Gatti: la sua lista Futuro in ha surclassato tutti gli alleati, con 4.061 voti, pari al 14%, conquistando quattro seggi, per Caterina Provvisiero (498 voti), Franco Fracassa (416), Alessandro Di Berardino (410) e Laura Angeloni (334).

Infine la civica di Antonetti, che ha preso 1.610 voti, pari al  5,5% portando in consiglio in quota Azione, Alessio D’Egidio, che ha preso 182 voti. Un motivo in più di disappunto per la Lega, visto che all’opposizione del centrosinistra ci sarà un esponente bollato di essere di centrosinistra, “intruso nel centrodestra”. E’ stato del resto proprio D’Egidio a rispondere per le rime a D’Eramo, a difesa di Antonetti, e la segretaria cittadina della Lega Arianna Fasulo ha così ribattuto: “È singolare che D’Egidio nella sua prima uscita da neo consigliere comunale attacchi il centrodestra, senza il quale proprio lui non sarebbe mai stato eletto al comune di Teramo. Oramai è chiaro che Antonetti andrà a sedere nella prossima assise comunale nei banchi di Azione invece che con il centrodestra”.

 

 

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