L’AQUILA, INFERMIERA ARRESTATA PER FURTO: “PREOCCUPATA PER LA SUA VITA, ACCUSE INFONDATE”

PARLA LA MADRE DELLA 40ENNE AI DOMICILIARI: "E' STATA INCASTRATA. NON E' PIU' LEI, HA TENTATO SUICIDIO"

di Azzurra Caldi

7 Aprile 2021 08:04

L’AQUILA – “Mia figlia non ha ucciso nessuno, ha avuto un momento di debolezza e adesso sta vivendo l’inferno. Ha pensato di togliersi la vita per un peso che è diventato un macigno perché si continua a ricamare su attimi di disperazione. È stata incastrata”.

A parlare è Vittoria Ventrice, la madre dell’infermiera 40enne dell’Aquila, Antonella Plataroti, finita ai domiciliari con l’accusa di furto aggravato in seguito alle indagini svolte dalla procura della repubblica dell’Aquila. All’infermiera il pm Fabio Picuti, che aveva chiesto la detenzione in carcere, ha contestato anche il reato di “morte in conseguenza di altro reato” perché un’ anziana, ricoverata all’ospedale San Salvatore, sarebbe morta per lo stress e il dispiacere procurati dal furto di un anello e di una collanina d’oro, come denunciato dal figlio, e di autoriciclaggio perché dalle indagini è emerso che la donna, insieme al marito, avrebbe venduto parte della refurtiva in un compro oro dell’Aquila. La Asl aquilana l’ha sospesa per 3 mesi.

“Mia figlia è in condizioni disperate – dice la madre, anche lei ex infermiera all’ospedale dell’Aquila, ad AbruzzoWeb – Dorme sempre, prende il Tavor, non è più lei. È madre di due bambini, anche loro sotto shock, con la polizia costantemente dentro casa, ma ai suoi figli non ha mai fatto mancare niente, tantomeno da mangiare, e questa storia non c’entra nulla con loro”.

Plataroti, incensurata, ha confessato di aver commesso i furti messi a segno approfittando anche delle gravi condizioni degli anziani e del fatto che i parenti non potevano stare vicini ai loro cari per il divieto di visita imposti dal covid: davanti alla polizia giudiziaria della procura dell’Aquila si è giustificata spiegando di essere entrata in difficoltà per i seri problemi economici e familiari acuiti dalla emergenza coronavirus. Dopo la richiesta di detenzione in carcere, il Gip Baldovino De Sensi, probabilmente perché la donna è incensurata, ha emesso la misura dei domiciliari contestando il furto aggravato e “l’elevata capacità criminale” non solo per i furti ma anche “per aver posto in essere l’attività delinquenziale in piena emergenza Covid con i pazienti senza la necessaria assistenza giornaliera da parte dei loro cari”.

A far scattare i controlli e l’intervento della polizia, nell’agosto scorso, la denuncia presentata alla posto fisso di polizia del pronto soccorso dell’ospedale dal figlio di un’anziana donna che in punto di morte gli ha confessato di essere dispiaciuta e molto addolorata per il furto di una catenina d’oro e di un anello subito da una infermiera, accusa che aveva rivelato anche ad una dottoressa in servizio nel reparto. Dai controlli ed i riscontri di dati, si sono concentrati sull’ infermiera che era presente negli stessi turni: nel momento della perquisizione domiciliare la donna, in una dichiarazione spontanea, ha confessato i furti negando di aver rubato gli effetti personali all’anziana morta per il dispiacere.

“La signora a cui si fa riferimento è morta per un ictus – dice oggi la madre -, così come mi è stato confermato da diversi medici del San Salvatore, che hanno escluso categoricamente che mia figlia possa avere avuto un ruolo nella sua morte. Così la pensano anche le tante persone che la stimano e l’hanno sempre stimata per il suo lavoro, che ha sempre portato avanti con capacità e dedizione. Chi l’accusa oggi che prove ha? Come si fa ad ipotizzare uno scenario del genere? Anche rispetto ai furti avvenuti all’interno dell’ospedale, come fanno ad essere sicuri che sia stata sempre lei?”.

E aggiunge: “Mia figlia ha ammesso le sue responsabilità davanti al giudice, ha confessato di aver sottratto una collanina, o un braccialetto, neanche se lo ricorda, ma non si porta nessuna morte sulla coscienza. Noi non ci fermeremo, perché queste accuse non possiamo accettarle, valuteranno i nostri avvocati il da farsi”.

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