VIAGGIO NEL CRATERE/38. IL SINDACO FABRIZIO SI APPELLA AL COMMISSARIO

CASTEL DI IERI: ”CHIODI, BUROCRAZIA RALLENTA I PIANI DI RICOSTRUZIONE”

di Sara Ciambotti

28 Marzo 2012 08:06

L'Aquila - Gallerie Fotografiche

CASTEL DI IERI – Castel di Ieri, in provincia dell’Aquila, è un borgo di epoca normanna, abitato a oggi da 333 anime.

Arroccato sul cocuzzolo della montagna, dalle case spunta la torre di 20 metri, che sovrasta la vita di tutti i popolani.

Il sindaco del paese è Fernando Fabrizio, un “ragazzo” classe ’78 che, eletto sindaco a marzo 2010, si è ritrovato sulle spalle un lavoro titanico: ricostruire il suo paese.

Fabrizio racconta ad AbruzzoWeb i danni del sisma del 6 aprile 2009 e i problemi dell’iter della ricostruzione, chiedendo in particolare al commissario, Gianni Chiodi, “procedure più snelle perché la burocrazia sui piani di ricostruzione rallenta i lavori”.

Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?

Fortunatamente nel mio paese non ci sono state vittime, ma solo ingenti danni nel centro storico. Essendo un borgo di epoca normanna, la maggior parte degli edifici non era antisismica e ci sono stati crolli parziali e totali. Alcuni palazzi erano abitati, ma non ci sono stati morti.





Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?

Sono stati costruiti Map (Moduli abitativi provvisori, ndr) e alloggi Ater. Delle autonome sistemazioni attualmente ne è rimasta solo una. Inizialmente alcune persone sono andate a stare sugli alberghi della costa, ma per un tempo limitato.

Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?

Gli edifici della “zona rossa” ancora non sono stati puntellati perché gli ingenti crolli non hanno permesso che si arrivasse, purtroppo ancora adesso. Con il passare del tempo, poi, il personale addetto ai puntellamenti è andato diminuendo e, nonostante le mie numerose richieste, alcuni lavori ancora non sono stati fatti. Per fortuna sono pochi e limitati ai soli punti critici.

A che punto è il piano di ricostruzione nel suo comune?

È stato diviso in quattro report. Il primo è stato accettato, adesso sto aspettando che mi diano la risposta del secondo, e poi vedremo come vanno il terzo e il quarto. Se tutto va bene, per il prossimo luglio mi auguro che l’iter burocratico sia concluso e accettato al 90 per cento. Conto che entro fine anno sia approvato al 100 per cento.





A oggi qual è il problema più urgente da affrontare?

La difficoltà più grande che vedo adesso è per il personale che si occupa dei controlli. Spero di continuare ad avere i contratti Co.co.co. che ho al momento per seguire capillarmente l’evolversi della ricostruzione.

Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?

Vorrei chiedere una procedura burocratica più snella e celere possibile per l’accettazione dei piani di ricostruzione. Tutto deve essere regolare e controllato, ma la burocrazia sta rallentando i lavori.

Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?

Non voglio peccare né di autostima né di negligenza, ma spero che entro cinque anni ce la facciamo. Ovviamente prima è, meglio è.

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