AUMENTO COSTO BOLLETTE, PRESSING DEI PARTITI: “GOVERNO FERMI I RINCARI”

14 Settembre 2021 20:19

Italia: Cronaca

ROMA – Il caro bollette accende la politica.

I principali leader di partito scendono in campo per dire no ai rincari e all’indomani dell’annuncio di un imminente rialzo dei costi energetici, lanciano un appello a governo e premier perché intervengano a calmierare i prezzi.

Anche l’Ue esprime preoccupazione che l’effetto sia quello di rallentare il passaggio ad energie meno inquinanti. Il pressing dura un’intera giornata, tanto che alla fine il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, lo stesso che aveva acceso un faro sull’aumento dei prezzi, interviene per assicurare che “il governo è fortemente impegnato per la mitigazione dei costi delle bollette”.

Così non è escluso che il tema possa arrivare già sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri.

“Non è possibile aspettare che le bollette della luce e del gas aumentino del 40%” ha detto Matteo Salvini precisando di aver “chiesto fortemente a nome della Lega al governo e al presidente Draghi in primis interventi per tagliare la parte di tasse che appesantisce le bollette”. Reazione analoga anche tra le fila del Pd: il segretario Enrico Letta in un tweet ha parlato di un aumento “assolutamente eccessivo, qualunque siano le ragioni globali che lo provocano. Ci vuole un intervento del governo per ridurre una tantum gli oneri di sistema e così limitare un impatto che è una gelata sui consumi delle #famiglie e sulla #ripresa”. Lo stesso dice il leader M5s, l’ex premier Giuseppe Conte che preannuncia proposte sul tema.

Ma tutti i partiti esprimono preoccupazione e chiedono un intervento. Sulle ragioni dei rincari è intervenuto anche Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue e Commissario per il Clima, spiegando che dipendono dal rincaro del gas, non dai costi imposti sulla CO2 per decarbonizzare. “Per combattere il caro bollette, bisogna accelerare il passaggio alle rinnovabili, non rallentarlo”, afferma. Il commissario, che è anche uno dei “saggi” europei sui temi ambientali, all’Europarlamento a Strasburgo ha spiegato la linea del governo dell’ Unione su bollette energetiche, gas e rinnovabili.

“Non dobbiamo essere paralizzati dall’aumento dei prezzi dell’energia e rallentare la transizione – ha detto -, ma anzi dobbiamo accelerare, per far sì che l’energia da fonti rinnovabili sia disponibile a tutti”. E poi ha risposto implicitamente al ministro della transizione ecologica Cingolani che ieri aveva annunciato il rincaro del 40% delle bollette dal primo ottobre: “solo un quinto dell’attuale aumento dei prezzi può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2 (stabilito dalla Ue col sistema Ets per incentivare la decarbonizzazione, ndr). Il resto dipende dalle carenze del mercato. Se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa, non saremmo in questa situazione, perché saremmo meno dipendenti dalle fonti fossili e dal gas naturale”.

Intervistato poi dal Tg1, Timmermans non ha infierito su Cingolani (“L’Italia sta facendo un lavoro veramente ottimo sulla transizione energetica”), ma ha stroncato diplomaticamente le aperture del ministro sul nucleare: “È una scelta degli Stati membri, ma guardate i costi: quelli dell’energia rinnovabile sono molto bassi oggi, mentre quelli dell’energia nucleare sono altissimi”.

Del resto il ministro, incontrando il leader M5s, si è invece detto contrario all’ipotesi di un ritorno, ora, al nucleare. In Italia dunque politici di tutti gli schieramenti hanno chiesto compatti al governo di intervenire per calmierare l’aumento, come ha già fatto ai primi di luglio. Allora usò 1,2 miliardi, pagati dalle aziende nel sistema Ets per poter emettere CO2, per ridurre l’aumento in bolletta dal 20 al 10%. Ma oggi quei soldi sono finiti, e per evitare la stangata l’unica alternativa è togliere un po’ di balzelli che gravano sulla bolletta, i cosiddetti “oneri di sistema”: dalle tariffe agevolate per i treni ai contributi per lo smantellamento delle centrali nucleari. Salvini ha chiesto “interventi per tagliare la parte di tasse che appesantisce le bollette”, in modo “che questo aumento arrivi a zero”.

I deputati del Movimento 5 Stelle hanno ipotizzato di ridurre l’Iva su elettricità e gas, mentre la senatrice di FI Alessandra Gallone ha chiesto di toglierla del tutto. Anche la Uil vuole il taglio degli oneri di sistema. Le associazioni dei consumatori prevedono una stangata annua da 247 a 500 euro per famiglia per le sole bollette, che potrebbe salire a 1.300 tenendo conto degli aumenti a cascata su tutti i prodotti per il caro energia. Le tre principali ong ambientaliste (Legambiente, WWF e Greenpeace) hanno invitato seccamente Cingolani a “misurare le parole” e “svolgere il compito cui è stato chiamato, cioè attuare la Transizione Ecologica”. Europa Verde invece ha chiesto direttamente le dimissioni del ministro.

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