DEL BOCCIO: UNA VITA TRA FUMETTO E PITTURA, ”QUELLA VOLTA INSIEME AD ANDREA PAZIENZA…”

Autore dell'articolo: Elisa Marulli

22 Novembre 2012 17:29

L’AQUILA – Fumettista, pittore, artista.

Una chiacchierata con Nestore Del Boccio è come guardar scorrere un fiume carico di arte ed esperienze, conoscenze e viaggi .

Un fiume che arresta la sua corsa quando si passa alla descrizione delle sue opere: lì il fare è più calmo, la descrizione più attenta ai dettagli.

Nestore Del Boccio è nato a Raiano, il comune dell’Aquilano che sorge nella valle Peligna, ma la sua vita è divisa tra Roma, Milano e addirittura Francia, dove da molti anni trascorre la maggior parte del suo tempo.

Una passione innata quella per il disegno, incanalato in molteplici generi: dal fumetto alle vignette, fino alla pittura.

Collaborazioni importanti, come l’Intrepido e Comic art, ma anche le vignette di satira sul quotidiano Il Centro negli anni ’80, poco dopo la sua nascita. Tanti numeri sexy ed erotici per l’Ediperiodici di Milano,E.P.P. Edifumetto,Tattilo di Roma, e serie come Corna vissute, Luci Rosse, Carne bollente e Top Story.

Tanti generi, dall’horror, al western, e numerosi personaggi creati dalla sua matita, come Tony Cif, Alleluja, Slim Panzana.


Pittura e fumetto. Come si integrano e si completano queste due forme di espressione?

La pittura ha rappresentato e rappresenta l’impegno tout-court, ovvero il linguaggio che mi permette di esprimere concetti di tipo sociale, umano e culturale.

Nel fumetto ho avuto modo di esprimere, invece,l’avventura, la fantasia: mi faceva e mi fa sentire molto più vicino al linguaggio del cinema.

Ha avuto modo di conoscere anche fumettisti celebri nel corso della sua lunga carriera?

Nel 1984 ho incontrato Andrea Pazienza al festival di Lucca, abbiamo trascorso un’intera nottata a parlare di fumetti e non solo. Ho anche avuto modo di incontrare uno tra i più grandi fumettisti, Hugo Pratt.

Ha mai preso ispirazione da loro per i suoi fumetti?

Con Pazienza siamo distanti anni luce, il mio stile è anche un po’ onirico, si basa su una struttura realistica. Ho sempre creato qualcosa di innovativo, basti pensare a ciò che ho disegnato per l’Intrepido più di 20 anni fa…

C’è un fumetto che reputa il più bello?






Difficile scegliere… Forse potrei dire l’omaggio fatto su Comic Art a Frank Zappa.

Cosa riesce a esprimere con la pittura che non riesce invece con il fumetto?

Riesco a concretizzare concetti e tematiche di impegno sociale.

Con la serie della “razionalità mostruosa” ( così chiamai il ciclo pittorico cominciato negli anni ’70 ) che mi fu ispirata con l’inizio di un consumismo selvaggio, cominciai a denunciare l’imminente distruzione di valori e realtà che andavano dalla devastazione dell’ambiente alla mercificazione dell’uomo, rilegandolo sempre di più in una dimensione di solitudine che, in seguito, lo porterà culturalmente verso valori effimeri.

Questa deriva mi porterà alla fine degli anni ’80 e primi anni ’90 a un nuovo impegno pittorico che ho chiamato “Materialismo siliconato”.

Del resto, questa trasformazione della società ha portato alla decadenza della politica, del sociale, della cultura, di cui oggi ne stiamo pagando le conseguenze.

Da molti anni si è trasferito in Francia e torna in Italia solo per brevi periodi. Quanto spazio viene dato alla cultura lì?

Sono andato spinto dalla curiosità di scoprire la nazione dove era stato mio nonno. Dipingo in continuazione e ho collaborazioni anche in Francia, un paese ricco di energia. Il loro nazionalismo li porta a sostenere e incentivare ogni iniziativa.

Questa energia manca in Italia, soprattutto in Abruzzo, dove le potenzialità restano purtroppo inespresse.

Quali sono le mostre pittoriche più importanti da lei realizzate?

Fra le tante, posso citare quella fatta a Bologna per la serie della “Razionalità mostruosa”.

Per la serie del “Materialismo siliconato” la più importante è stata in Lussemburgo nel 2001 nell’ambito della manifestazione della cultura europea tenutasi in quell’anno proprio in Lussemburgo; fui presentato dall’allora commissaria alla cultura Viviane Reding.

La presentazione scritta mi fu fatta dalla poetessa Maria Luisa Spaziani, allora segretaria del premio Strega ed ex compagna del premio Nobel Eugenio Montale.

A tal proposito, fu invitato in qualità di artista italiano quando Lussemburgo è stata capitale europea della cultura. Che tipo di occasione potrebbe essere per L’Aquila se dovesse diventarlo nel 2019?

Sarebbe importantissimo per il rilancio della città. Il problema rimane sempre lo stesso: come verrà gestito? Il rischio è che si trasformi nella solita parata, come è stato il G8 nel 2009.

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