SULMONA: CENTRALE COMPRESSIONE SNAM IN FORSE, SCOPERTO EDIFICIO ITALICO IN AREA REALIZZAZIONE

6 Luglio 2021 13:33

L'Aquila: Abruzzo

SULMONA  – Colpo di scena nell’annosa vicenda della realizzazione della contestata centrale a compressione della Snam a Sulmona: un grande edificio antico, di epoca italica e romana, completamente sepolto, è stato individuato grazie a indagini radar e alcuni sopralluoghi preliminari, nel sito di Case Pente dove la centrale dovrà essere realizzata, per “spengere” il gas nel grande metanodotto Sulmona-Foligno, che dovrà attraversare la provincia aquilana, lungo l’altopiano dei navelli, la conca aquilana e l’alto Aterno.

La Soprintendenza archeologica competente parla quindi di elementi che “potrebbero già indicare la possibilità di prevedere una delocalizzazione dell’intervento in progetto in quest’area”.

Nel rapporto sulla verifica dell’interesse archeologico dell’area, trasmesso dalla Snam a febbraio 2019 all’allora Soprintendenza archeologica dell’Abruzzo e visionato dall’Ansa, l’indagine effettuata da una società specializzata ha rivelato con i sopralluoghi la presenza di materiale archeologico “su tutta l’area oggetto della ricognizione: frammenti di tegoloni, di mattoni, pietre con evidenti tracce di lavorazione, cubilia, frammenti ceramici”.

Il radar ha poi evidenziato “strutture antropiche sepolte”, di cui una più rilevante e altre probabili.

Gli archeologi aggiungono quindi che “la presenza massiccia di reperti e le pregresse segnalazioni, seppur generiche, non lasciano dubbi sull’esistenza in loco di un insediamento diffuso e articolato nello spazio e nel tempo, a maglie larghe, di epoca italica e romana, compreso tra due importanti assi viari che dalla conca peligna si dirigevano e si dirigono verso Est”.

La conclusione a cui giungono è che “la ricognizione archeologica ha portato all’individuazione di materiale archeologico antico sull’intera area”.

La Soprintendenza archeologica, con una nota del 18 marzo 2019 a firma del direttore Rosaria Mencarelli, ha risposto alla società che i risultati “confermano e precisano i dati già in possesso di quest’Ufficio, circa la presenza nel sottosuolo di preesistenze di carattere archeologico e di reperti archeologici in superficie” e che “l’estesa articolazione delle strutture murarie, propria di un grande edificio, e l’evidente presenza di stratificazioni potrebbero già indicare la possibilità di prevedere una delocalizzazione dell’intervento in progetto in quest’area”.

Interviene anche l’archeologo e coordinatore dell’Archeoclub Abruzzo Alessandro Bencivenga,

“La scoperta di un grande edificio sepolto è estremamente importante e ritengo impensabile realizzare lì un impianto industriale svilendo le testimonianze archeologiche che sono a fondamento della storia e dell’identità dell’antico popolo dei Peligni”, afferma con chiarezza, aggiungendo che “già De Nino, nel 1887 lì vicino aveva segnalato reperti. Sono note sepolture a fossa di epoca italica e romana, il sarcofago di epoca romana di Numisina e l’esistenza della chiesa rupestre altomedievale di Sant’Angelo in Vetulis. A Case Pente furono scoperte sepolture del III-IV secolo e l’iscrizione, ora conservata al Museo Archeologico di Sulmona, detta ‘dei callitani’ che attesta la percorrenza tratturale del sito fin dal I secolo a.C. Gli stessi consulenti di Snam citano un testo dell’archeologo Frank Van Wonterghem, che aveva rintracciato muri antichi, ammettendo due interferenze dirette con il progetto della centrale per il sito già investigato con il georadar e per una seconda area che si trova dietro il cimitero di Sulmona, non ancora indagata”, conclude Bencivenga.

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