“IMPENSABILE DOSI OGNI 4 MESI CON QUESTI VACCINI”. PEPE: “TAGLI ALLA SANITA’ LI PAGHIAMO ORA”

INTERVISTA A MEDICO E PROFESSORE DELLA SAPIENZA, "STIAMO USCENDO DAL TUNNEL, ARMA DECISIVA POTREBBE ESSERE NOVAVAX CHE GARANTISCE COPERTURA DI ALMENO UN ANNO". "ASSURDO RESPINGERE 80MILA ASPIRANTI MEDICI DA UNIVERSITA' A NUMERO CHIUSO, E POI CERCARLI ALL'ESTERO". " INFERMIERI FORMATI IN OSPEDALE, SOSTENUTI CON REDDITO DI CITTADINANZA"

19 Gennaio 2022 11:58

L’AQUILA –  “Ritengo che si veda la luce in fondo al tunnel della pandemia. In ogni caso è impensabile somministrare alla popolazione i vaccini attualmente disponibili ogni quattro mesi, anche per l’impatto economico, sociale e organizzativo. La normalità la vedo solo col nuovo vaccino  Novavax, che introduce direttamente la proteina, e attiva la riposta immunitaria, e che può garantire una protezione almeno di un anno. Passata l’epidemia poi la priorità delle priorità deve essere quella di curare i mali della sanità italiana, devastata da decenni di tagli e mancata programmazione”.

A fare il punto, nell’intervista ad Abruzzoweb, è Mario Pepe, professore della Università La Sapienza di Roma, medico, internista clinico, ma anche politico essendo stato parlamentare dal 2001 al 2013 con Forza Italia e Pdl. Il 70enne, di origini campane ma romano di adozione, è ancora in prima linea nell’ attività di diagnosi e cura ma soprattutto nel difficile ambito della pandemia nel suo studio medico polispecialistico “Porta Pia per una sanità privata sostenibile” a Roma.

“I numeri della pandemia – spiega Pepe – sono purtroppo importanti in termini di persone positive e  per numero di vittime, ieri oltre 400, ma il dato che induce all’ottimismo è che il numero dei ricoverati è molto basso rispetto a quello dei contagi. E questo lascia sperare che  stiamo uscendo dall’emergenza. E’ però importante avere dati certi e puntuali su quante vittime sono dovute al contagio della variante Delta, molto più aggressiva, oppure alla variante omicron, un elemento di valutazione che io ritengo decisivo per pianificare le strategie a breve e medio termine”.

Per quanto riguarda le altre terapie, spiega Pepe “purtroppo i monoclonali si stanno rivelando non efficaci con le varianti delta ed omicron, a differenza di quello che accadeva con i ceppi originari del virus. Per fortuna stanno venendo fuori anti-virali molto promettenti e anche questi potrebbero rappresentare un’arma fondamentale per far fronte alle nuove fasi di contrasto la pandemia. Una cosa è certa, ripeto, non è pensabile continuare con vaccinazioni di massa, con vaccini che hanno una durata troppo limitata, che al limite potrebbero essere riservati solo alle persone fragili e a maggior rischio”.

C’è poi il tema importante, e caro al professor Pepe, della impreparazione del sistema sanitario. Una priorità che andrà affrontata appena d’emergenza allenterà la morsa.

“Il sistema sanitario non era preparato ad affrontare una simile situazione e la colpa è dei tagli che sono stati effettuati in questi ultimi anni. La responsabilità è di chi non ha programmato la formazione di nuovi medici infermieri nell’università, a causa di uno sconsiderato numero chiuso. Basti pensare che abbiamo respinto 80mila aspiranti medici, non ammessi all’università, mentre ora c’è chi fa pressione per importare medici dall’estero”, spiega il professore.

“Per non parlare degli infermieri. – prosegue Pepe – la loro formazione va tolta all’università, perché lì è troppo generica. Si devono formare direttamente negli ospedali, nei singoli reparti. E prima di essere assunti, entrare in servizio e avere uno stipendio, potrebbero essere sostenuti economicamente con il reddito di cittadinanza, finalmente ripensato e reso produttivo. In ogni caso anche nella fase di formazione potrebbero svolgere molte mansioni utili e di supporto nei nostri nosocomi. Trovo drammatico che ci siano tanti operatori della sanità che dopo oltre due anni sul fronte dell’emergenza, sono arrivati allo stremo, che i cittadini devono aspettare anche 13 ore in pronto soccorso, prima che qualcuno possa farsene carico. Tutto questo non è da Paese civile. E spero che questo dramma possa indurci finalmente a voltare pagina”.

L’INTERVISTA

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