SNAM: COMITATI, “RENZI OMAGGIA FEROCE DITTATURA ARABA E DIEDE OK A GASDOTTO TAP”

2 Febbraio 2021 09:41

: Politica

SULMONA – “Ha suscitato accese polemiche il recente viaggio di Matteo Renzi in Arabia Saudita, in occasione del quale ha omaggiato il principe Mohammed bin Salman ed ha indicato l’Arabia come ‘il luogo di un nuovo rinascimento’, facendo finta di ignorare che quel Paese è una delle petromonarchie più ferocemente reazionarie. E proprio il Tap – del quale non si vede la necessità, dal momento che l’Italia ha la migliore diversificazione delle fonti di importazione di metano dell’intera Europa – è stato autorizzato dallo stesso Renzi  quando era Presidente del Consiglio”.

Così il Coordinamento No Hub di Sulmona che si batte contro la realizzazione del metanodotto Snam, che dovrebbe attraversare tutta la provincia dell’Aquila direzione Foligno, contro la connessa centrale di compressione di Sulmona e ritiene un’opera inutile il gasdotto Trans-Adriatico (conosciuto con l’acronimo inglese di TAP, Trans-Adriatic Pipeline)  che da Kipoi, dalla frontiera greco-turca attraversa Grecia e Albania per approdare in Italia, sulla costa adriatica della provincia di Lecce e che a regime trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi l’anno di gas naturale, una quantità pari a quella utile per coprire il fabbisogno di 7 milioni di famiglie.

LA NOTA COMPLETA

Ha suscitato accese polemiche il recente viaggio di Matteo Renzi in Arabia Saudita, in occasione del quale ha omaggiato il principe Mohammed bin Salman ed ha indicato l’Arabia come “ il luogo di un nuovo rinascimento”, facendo finta di ignorare che quel Paese è una delle petromonarchie più ferocemente reazionarie, che ha il record delle condanne a morte per decapitazione, una legislazione che sottomette le donne  e nella quale i diritti umani sono calpestati.

Proprio Bin Salman è accusato di essere il mandante dell’uccisione del giornalista Khashoggi.  Renzi ha mostrato invidia per “il costo del lavoro a Riad”, forse pensando agli 80.000 euro ricevuti per aver accettato di far parte della struttura finanziaria con cui la monarchia saudita  ha scelto di influenzare la politica internazionale.

La commistione tra politica e affari non è stata certamente inventata da Renzi. Esistono degli illustri precedenti, come quello dell’ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder e dell’ex primo ministro inglese Tony Blair. Ma in entrambi i casi questi personaggi sono passati attraverso le porte girevoli dell’impegno pubblico e degli interessi privati dopo aver lasciato la vita politica.

Schroeder, dopo il suo mandato da cancelliere , ha accettato disinvoltamente, da parte del colosso energetico russo Gazprom, la carica di direttore del gasdotto Nord Stream che fa arrivare il gas dalla Russia  direttamente in Germania.

Tony Blair, dopo aver smesso di fare politica attiva, nel 2007 ha dato vita a un gruppo di compagnie private attraverso le quali ha fornito consulenze a regimi dittatoriali come quelli del Kazakistan e dell’Arabia Saudita. Blair è anche consulente e lobbista del gruppo di società (l’inglese British Petroleum, l’italiana Snam e l’azera Socar) che ha realizzato il gasdotto TAP dall’Azerbaijan fino in Puglia.

E proprio il TAP – del quale non si vede la necessità, dal momento che l’Italia ha la migliore diversificazione delle fonti di importazione di metano dell’intera Europa – è stato autorizzato dallo stesso Renzi  quando era Presidente del Consiglio.

“Considero l’aver portato il gasdotto TAP come uno dei risultati più rilevanti del mio governo”, dichiarò Renzi il 4 maggio 2015. Pur di difendere i partner commerciali del TAP, come la Turchia e l’Azerbaijan, il capo del governo italiano non fece alcun accenno al genocidio del popolo armeno, il cui centenario  ricorreva proprio in quel periodo,  che invece era stato apertamente condannato da Papa Francesco.

Il TAP, come è noto, si collega al “nostro” gasdotto Rete Adriatica della Snam, la cui inutilità per  l’Italia è riconosciuta perfino dall’ENI e dall’Anigas, l’associazione delle imprese aderenti a Confindustria che operano nel settore della distribuzione del metano.  Anche se la centrale di compressione di Sulmona è stata autorizzata dal governo Gentiloni il 7 marzo 2018, quando si era già votato per il rinnovo del Parlamento, i passaggi fondamentali dell’iter autorizzativo, sia della centrale che del metanodotto, sono avvenuti sotto il governo Renzi, quando tutte le  ragioni di contrarietà, sia da parte dei cittadini che delle Istituzioni locali, non sono state neppure prese in considerazione, soprattutto grazie all’impegno del suo fedelissimo   ed ineffabile sottosegretario Claudio De Vincenti.

Non sorprende che l’azione  di tali personaggi sia svolta a favore di Paesi che hanno accumulato enormi ricchezze grazie alle energie fossili e quindi sono in grado di pagare profumatamente i loro sostenitori.

Nel caso di Renzi, capo di un partito e senatore della Repubblica, non è difficile  osservare che le sue attività di lobbing in questo campo sollevano evidenti conflitti di interesse tra i suoi doveri pubblici e il suo tornaconto privato; soprattutto in una fase come l’attuale in cui vi sono i tanti miliardi del Recovery Fund  da gestire per la transizione energetica dalle fonti fossili elle energie rinnovabili : obiettivo, al quale  – c’è da giurarci – cercheranno di opporsi con ogni mezzo, attraverso i loro lobbisti, i Paesi produttori di petrolio e gas.

 

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