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LE PARTI CIVILI ''PRESI IN GIRO, ERA GIA' SCRITTA'', LUI ''GIUDICE IMPARZIALE'';
LA SENTENZA PRONUNCIATA IN UN'AULA DESERTA, LA CITTA' SI E' RASSEGNATA

PROCESSO COMMISSIONE GRANDI RISCHI 2
ASSOLUZIONE PER GUIDO BERTOLASO

Pubblicazione: 30 settembre 2016 alle ore 15:12

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L’AQUILA - Assoluzione per non aver commesso il fatto: questa la sentenza emessa, dopo oltre tre ore di camera di Consiglio, dal giudice del tribunale dell'Aquila Giuseppe Grieco, nei confronti dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nell’ambito del cosiddetto processo Grandi rischi bis in cui era accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni, in particolare per aver organizzato una “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente”, come disse in un’intercettazione, convocando la riunione di esperti del 31 marzo 2009, a 5 giorni dalla scossa distruttiva del 6 aprile seguente.

Nella scorsa udienza il procuratore generale Romolo Como aveva chiesto 3 anni di reclusione. A rappresentare l’accusa è stato oggi l’altro procuratore di questo dibattimento, Domenico Castellani.

Centrato l’obiettivo di arrivare a conclusione del processo prima del 6 ottobre, giorno in cui l’accusa per Bertolaso  sarebbe in prescrizione assieme a tutti gli altri filoni legati al post-sisma: saranno passati, infatti, 7 anni e 6 mesi dopo la scossa delle 3.32, secondo i termini di legge.

Nei mesi scorsi, quando stava per candidarsi a sindaco di Roma con il centrodestra, Bertolaso disse che avrebbe rinunciato alla prescrizione, ma nelle scorse udienze l’avvocato Filippo Dinacci ha ufficializzato il contrario, rinunciando, però, alla lunga lista dei testi difensivi per accelerare le tappe e portare comunque il processo prima del termine.

Nel procedimento principale i 7 esperti della Commissione grandi rischi sono stati a loro volta processati per aver rassicurato la gente e sottovalutato il rischio sismico che c’era, condannati in primo grado e assolti in Appello e Cassazione, tranne l’ex numero 2 di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis, condannato in via definitiva a 2 anni di carcere.

Il processo ha avuto una genesi molto tormentata. Nonostante le indagini, il pubblico ministero Fabio Picuti, lo stesso del filone principale, ha chiesto due volte l'archiviazione, e due volte è stata negata per l'opposizione delle parti civili accolta dal gip.

Fino a quando, a seguito di un'istanza di due legali delle parti lese, Angelo Colagrande e Stefano Parretta, con una procedura non frequente la procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello, con l'avvocato generale Romolo Como, ha avocato a sé l’indagine su Bertolaso, dividendola in due tronconi dopo aver svolto ulteriori accertamenti.

Per alcuni casi di decessi Bertolaso è stato archiviato, per altri è stato rinviato a giudizio e oggi, appunto, assolto.

Tra le reazioni spicca quella dello stesso protagonista del processo, affidata a Facebook, che ha rimarcato di essere stato scagiato da un "magistrato che è riuscito a mantenersi imparziale nonostante le pressioni”.

Concetto ribadito anche dal suo avvocato, Filippo Dinacci, per il quale "questa assoluzione rappresenta un atto di giustizia, mi sembra dimostrato che questo processo forse non dovesse neanche cominciare”.

Di tenore opposto, ovviamente, le posizioni delle parti civili, dai legali ai familiari delle vittime.

"Dal filone principale della Grandi rischi a oggi, mi sembra una sentenza già scritta” ha commentato Antonietta Centofanti, portavoce del Comitato familiari delle vittime del crollo della Casa dello studente mentre Federico Vittorini ha espresso "tanta amarezza per l’ennesima presa per i fondelli della giustizia”.

PERCHE' L'ASSOLUZIONE: IL FATTO SUSSISTE, MA LUI NON LO HA COMMESSO

Il fatto sussiste, ma Guido Bertolaso non lo ha commesso. La chiave del processo bis alla commissione Grandi rischi, concluso oggi dal tribunale dell’Aquila con l’assoluzione dell’unico imputato, è tutta qui, nella formula assolutoria usata dal giudice tra le cinque dell’articolo 530 del codice di procedura penale.

Giuseppe Grieco nella sua sentenza non ha usato il primo comma, “il fatto non sussiste”, quello che fu invece impiegato nel processo principale che, dopo tre gradi di giudizio, ha deciso che no, non ci fu rassicurazione nella riunione dei 7 scienziati a 5 giorni dal terremoto del 6 aprile 2009.

Il magistrato ha assolto Bertolaso con il secondo comma, per non aver commesso il fatto. Questo lascia presupporre che sì, un fatto ci sia stato, appunto la “rassicurazione”, ma non ne è lui l’autore.

Ipotesi che troveranno conferma tra 3 mesi, quando Grieco, all’ultimo grande processo della carriera visto che da domani sarà formalmente in pensione, depositerà le sue motivazioni.

Il fatto, insomma, c’è ed è la condanna definitiva per Bernardo De Bernardinis, che di Bertolaso era numero 2, e che oggi, terminando una volta per sempre tutta la vicenda Grandi rischi, resta l’unico responsabile identificato dal sistema giudiziario italiano.

Tra una settimana questo e tutti gli altri procedimenti ancora aperti del post-terremoto andranno in prescrizione, estinguendo i reati, e calerà la parola fine su un’epoca comunque storica per il tribunale aquilano.

La prova regina di questo processo sarebbe dovuta essere la telefonata intercettata con l’allora assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, in passato pure lei indagata ma prosciolta, in cui Bertolaso tra le altre cose affermava di voler fare una “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente”.

Agli occhi di familiari delle vittime, legali di parte civile e opinione pubblica sembrava una confessione bella e buona, ma la prova nel dibattimento, come vuole il codice, non si è “formata”. Di qui l’assoluzione per quella che, come evidenziato con stizza da alcuni legali di parte civile, per esempio Angelo Colagrande, in passato sarebbe stata una “insufficienza di prove” ora non più prevista dal codice.

Solo le motivazioni lo chiariranno una volta per sempre, ma alla fine deve aver prevalso la tesi difensiva dell’avvocato di Bertolaso, Filippo Dinacci.

“Quelle intercettazioni sono inutilizzabili, non sono valide ai fini probatori, ma solo ai fini investigativi, lo dice la Cassazione - ha spiegato oggi nella sua ultima arringa - In questo processo non c’è prova anche perché gli stessi scienziati hanno testimoniato di non essere mai stati condizionati. Addirittura Barberi ha spiegato che, anche alla luce dei rapporti, Bertolaso non si sarebbe mai permesso”.

ASSOLUZIONE IN UN'AULA DESERTA, LA CITTA' SI E' RASSEGNATA

C’erano decine di persone, prima della sentenza a manifestare, e dopo, a esultare, fuori dal tribunale dell’Aquila, allora nel nucleo industriale di Bazzano, il 22 ottobre 2012, quando il giudice di primo grado Marco Billi condannò a 6 anni di carcere gli scienziati della commissione Grandi rischi per aver rassicurato gli aquilani prima del terremoto, causandone la morte.

Quattro anni dopo, oggi, non c’era rimasto quasi più nessuno, nel tribunale nel frattempo riparato in via XX settembre, a sentire il giudice Giuseppe Grieco assolvere Guido Bertolaso dall’accusa di essere stato il mandante di quella riunione.

In aula, in verità, c’erano solo gli “irriducibili”, quelli interessati in prima persona a un processo satellite che, a causa della scrematura operata dalle nuove indagini della procura generale, ha avuto molte meno parti civili del dibattimento principale: Vincenzo Vittorini con la famiglia, Maurizio Cora in mattinata, Antonietta Centofanti, qualche curioso e pochi altri.

Sintomo di una città che si è stancata, o forse si è arresa, o forse, come ha detto Federico Vittorini, figlio di Vincenzo, che ha perso la mamma e la sorella, si sente “presa per i fondelli dalla giustizia” e non ci crede più.

Sono lontani i tempi di quando, il 10 novembre 2014, dopo la sentenza d’Appello che ha capovolto il mondo, assolvendo gli scienziati e condannando il solo ex vice della Protezione civile, verdetto confermato in pieno dalla Cassazione, gli aquilani sono scesi in piazza, manifestando il loro dissenso.

Ci sono stati non uno ma due cortei contro la sentenza di secondo grado: manifestazioni di genesi e sfumatura politica diversa, l’una nata su Facebook, l’altra organizzata da familiari delle vittime e comitati spontanei, entrambe con migliaia di partecipanti.

Oggi non c’erano né gli uni né gli altri, il popolo della rete e quello delle carriole, o quel che ne resta, a dire la loro su un processo che, invece, per chi ha perso qualcuno nel sisma aveva e ancora ha un significato decisivo, perché l’accusa che sostenevano le parti civili era che di quella riunione che per loro rassicurò e causò vittime Guido Bertolaso fosse il mandante.

Dov’è la città, ci si è chiesto. La città è stanca, la città è stufa. Forse la città pensa ormai solo al suo orticello, alla ricostruzione. Forse la città è solo rassegnata.

LE REAZIONI

BERTOLASO: "IO ASSOLTO DA UN GIUDICE IMPARZIALE"

“Mi inchino davanti a un magistrato che è riuscito a mantenersi imparziale nonostante le pressioni”.

Lo scrive sulla propria bacheca Facebook l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, dopo essere stato assolto dall’accusa di omicidio colposo e lesioni nell’ambito del processo cosiddetto Grandi rischi 2 su presunte rassicurazioni ai cittadini prima del sisma del 6 aprile 2009.

Bertolaso ha caricato una sua foto quando indossava la polo della Protezione civile con la scritta “Assoluzione per non aver commesso il fatto”, formula scelta dal giudice Giuseppe Grieco.

“Ringrazio l'avvocato Filippo Dinacci per il lavoro svolto. Ringrazio il mio staff, e ringrazio tutti quelli che non hanno mai smesso di credere in me”, ha aggiunto l’ex capo dipartimento.

“Mi inchino davanti alle oltre 600 vittime provocate dagli ultimi 3 terremoti di questi anni - ha concluso - che dimostrano che bisognerebbe occuparsi di Prevenzione in questo Paese e non perdere tempo dietro inutili polemiche”, ha anche fatto notare.

AVVOCATO BERTOLASO: ''QUESTA E' GIUSTIZIA, NON CI SIA AMAREZZA''

“Le parti civili devono avere giustizia, non ingiustizia, e la giustizia ha ormai affermato che Bertolaso è innocente, quindi non credo che debbano avere amarezza”.

Così l’avvocato Filippo Dinacci, che ha assistito l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nell’ambito del processo cosiddetto Grandi rischi 2 su presunte rassicurazioni ai cittadini prima del terremoto del 6 aprile 2009, dov’è stato assolto per non aver commesso il fatto dall’accusa di omicidio colposo e lesioni.

Per Dinacci, che ha difeso anche l’unico condannato con sentenza definitiva nel procedimento principale, Bernardo De Bernardinis, all’epoca vice di Bertolaso, questa assoluzione rappresenta “un atto di giustizia, mi sembra dimostrato che questo processo forse non dovesse neanche cominciare”.

“In ogni caso è un bene che si sia fatto - ha concluso - abbiamo potuto verificare tutte le situazioni probatorie ed è terminato con l’assoluzione”.

FAMILIARI VITTIME, ''PRESI IN GIRO DA UNA SENTENZA GIA' SCRITTA''

“Da giovane, per la poca esperienza che ho avuto, la giustizia in Italia non funziona: non solo nel nostro processo, ma in tutti quelli in cui c’è qualcuno di forte contro qualcuno di debole” .

Così Federico Vittorini, una delle parti civili nell’ambito del processo cosiddetto Grandi rischi 2 su presunte rassicurazioni ai cittadini prima del sisma del 6 aprile 2009, al termine dell’udienza che ha sentenziato l’assoluzione dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, dall’accusa di omicidio colposo e lesioni.

Vittorini, 21 anni, che nel sisma ha perso la madre Claudia e la sorella Fabrizia, era in compagnia del padre Vincenzo, chirurgo e consigliere comunale, che dopo il verdetto del giudice Giuseppe Grieco si è accasciato attonito su una sedia e non ha rilasciato alcun commento. Così è stato lui a commentare.

“Siamo un Paese civilizzato solo sulla carta, perché c’è troppa disparità e la bilancia pende troppo da una parte - ha detto - Non so se dire che sono fiducioso che si possa cambiare il sistema un domani, perché non so in che modo sia possibile farlo. Ci si proverà se qualcuno avrà questo sogno abbastanza utopico. Per il resto, tanta amarezza per l’ennesima presa per i fondelli della giustizia”.

Secondo il giovane “la sola condanna per De Bernardinis è troppo poco e soprattutto, se è stato condannato lui per conseguenza ovvia e logica andava condannato anche Bertolaso, leggendo le carte e sapendo com’è andata la storia”.

“Noi che abbiamo ancora una dignità abbastanza elevata la vita l’abbiamo ripresa un minuto dopo che era successo quello che è successo sette anni e mezzo fa - ha rimarcato - Non so se la vita avrà il coraggio di guardarla in faccia chi invece da questi processi è uscito pulito, ma penso di sì. Noi andiamo sulla nostra strada a testa alta”.

“Per com’è andata questa vicenda, dal filone principale della Grandi rischi a oggi, mi sembra una sentenza già scritta” ha aggiunto Antonietta Centofanti, portavoce del Comitato familiari delle vittime del crollo della Casa dello studente.

“Restano i morti e resta la vita dei sopravvissuti che è cambiata per sempre - ha aggiunto - Si accettano le regole della democrazia e questo è”.

Secondo la Centofanti, che nel sisma ha perso il nipote Davide, dopo la fine delle vicende giudiziarie “ognuno risponderà alla propria coscienza, soprattutto Bertolaso, perché credo che un minimo di dubbio rispetto al comportamento che ha avuto sulla vicenda L’Aquila lo debba avere e lo abbia. A ogni modo la città sa bene come sono andate le cose”, ha concluso.

AVVOCATI PARTE CIVILE, "L'ASSOLUZIONE FA CADERE LE BRACCIA"

“Cadono le braccia a chi, da sette anni e mezzo, segue queste cause e ha visto nascondere questo soggetto da tutti, da Berlusconi in poi”.

Così l’avvocato di parte civile Angelo Colagrande, visibilmente emozionato, al termine dell’udienza che ha portato all’assoluzione dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, dall’accusa di omicidio colposo e lesioni, nell’ambito del processo cosiddetto Grandi rischi 2 su presunte rassicurazioni ai cittadini prima del terremoto del 6 aprile 2009.

Colagrande ha contestato il giudice per non aver avuto “il coraggio di dire sia pure per un giorno, ma Bertolaso va condannato. Invece siamo alla vecchia insufficienza di prove, davanti a un fatto del genere nel 2016 ti cadono le braccia”.

“Hanno rifatto questo palazzo, ma per che cosa? - ha concluso indicando il tribunale ricostruito - Non serve”.

Colagrande è stato, assieme al collega Stefano Parretta, l’autore della doppia opposizione alla richiesta di archiviazione della procura della Repubblica nei confronti di Bertolaso negli anni scorsi, oltre che dell’istanza che ha portato la procura generale presso la Corte d’Appello ad avocare a sé il procedimento che poi è sfociato nel rinvio a giudizio e nel processo cominciato il 20 novembre 2015 e terminato oggi.

“Abbiamo sempre detto che volevamo almeno avere un processo, non un colpevole a tutti i costi - ha commentato Parretta al termine - Siamo partiti da una richiesta di archiviazione e siamo arrivati a una sentenza in tempo utile. C’è comunque delusione perché la procura aveva chiesto 3 anni”.

Bertolaso è stato assolto per non aver commesso il fatto, ma non perché il fatto non sussiste. “Tra i due commi cambia poco, però questa assoluzione fa emergere che c’erano dei dubbi sul comportamento dell’imputato - rileva - Evidentemente il giudice ha ritenuto di non avere gli elementi, altrimenti avrebbe assolto con il primo comma”.

Parretta si dice “ancora convinto delle opposizioni alle richieste di archiviazione e dell’avocazione, noi legali abbiamo fatto tutto quello che si potesse fare e non abbiamo remore”.

PEZZOPANE: ''SOLO INSUFFICIENZA DI PROVE PER BERTOLASO"

Guido Bertolaso è stato assolto per insufficienza di prove. Non era presente alla conferenza stampa con cui la commissione Grandi rischi rassicurò la popolazione allarmata per uno sciame sismico che non si interrompeva, fatto per il quale, a questo punto, l’unico capro espiatorio resta Bernardo De Bernardinis, allora vice di Bertolaso”.

Lo ha affermato la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane a margine dell’udienza che ha assolto l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, dall’accusa di omicidio colposo e lesioni nell’ambito del processo cosiddetto Grandi rischi 2 su presunte rassicurazioni ai cittadini prima del sisma del 6 aprile 2009.

“Resta l’amarezza per un dispositivo che ovviamente non affronta le responsabilità politiche di quanto accadde in quei giorni”, ha aggiunto la Pezzopane, che era l’unica rappresentante delle istituzioni presente, come in passato in altri appuntamenti conclusivi dei processi sul post-terremoto.

“Oggi non potevo mancare all’udienza - ha aggiunto - Sono sempre stata e resto vicina a queste famiglie, colpita anch’io dal terremoto. Sull’intera vicenda e su tutto quello che è stato fatto prima del 6 aprile rimangono molte ombre e questo amareggia”.

“Non a caso ho già da tempo depositato un disegno di legge con la richiesta di istituire una commissione di inchiesta, per chiarire le responsabilità politiche della commissione Grandi rischi e di chi decise di mandarla all’Aquila a fare un’operazione mediatica di rassicurazione, come disse Bertolaso nella famosa intercettazione”.



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