COVID: “MEDICI PARLINO SOLO DI QUELLO CHE CONOSCONO”, BOVE, “STOP ALL’ARREMBAGGIO MEDIATICO”

LA COMUNICAZIONE IN TEMPI DI PANDEMIA: LUMINARE ORTOPEDIA E PROTESI ANCA E GINOCCHIO CLINICA INI DI CANISTRO, "BASTA EPIDEMIOLOGI CHE DIVENTANO ESPERTI DI VIRUS, E VIROLOGI CHE ESPRIMONO GIUDIZI SU EPIDEMIE, SI CREA CONFUSIONE".

1 Agosto 2021 08:21

Italia: Cronaca

L’AQUILA – “Occorre porre un freno all’arrembaggio mediatico di medici che esprimono giudizi su argomenti che non sono di loro competenza: epidemiologi che parlano del virus e virologi che parlano di epidemiologia, colleghi che non sono specializzati in materia, che affrontano problematiche infettive. Tutto questo genera confusione, e non aiuta alla causa comune di combattere il covid-19 e la disinformazione”.

Il problema, in un Paese l’Italia ancora sotto la spade di Damocle dell’emergenza pandemica, non sono solo le fake news, l’infodemia che infetta i social, propalando notizie infondate e palesemente inventate su argomenti medici, mai come ora importanti, a tutela della vita e della salute dei cittadini.

Intervistato da Abruzzoweb, il professor Francesco Bove, 67 anni originario di Nocera Inferiore, specialista in ortopedia traumatologia e Medicina dello sport, docente alla Sapienza di Roma, direttore da oltre 2o anni la Uoc di Chirurgia Ortopedica del Gruppo Ini di Grottaferrata nel Lazio e opera anche  nella divisione Ini di Canistro, in provincia dell’Aquila, invita a guardare anche l’altra faccia della medaglia: il ruolo della stessa classe medica, o meglio di coloro i quali indossano l’abito da “tuttologo”, occupando in pianta stabile gli studi televisivi e e le colonne dei giornali, troppo spesso offrendo letture e pareri perentori, in contrasto con quelli di loro colleghi, parimenti colpiti dal morbo dell’iper-presenzialismo. Bove, va detto, viene spesso invitato nelle trasmissioni a tema medico, ma rigorosamente nella veste di luminare dell’ortopedia, e in particolare delle protesi all’anca e al ginocchio.

La battaglia contro la disinformazione si vince infatti con l’autorevolezza e la fedeltà al metodo scientifico, invita a considerare il professor Bove, e pertanto “occorre che ciascuno parli secondo la propria esperienza e competenza, oppure facendo stretto riferimento e amplificando ricerche e studi pubblicati dalle riviste scientifiche. Non possiamo esprimere  – sottolinea Bove  – un parere da opinionisti qualsiasi, noi dobbiamo esprimere pareri da medici e da specialisti”.

“Inoltre – incalza ancora il professor Bove – noto anche che sono in molti coloro che si autodefiniscono scienziati.  Io la parola scienziato la limiterei piuttosto a chi ha fatto scoperte”.

Non bisogna poi dimenticare la forza del metodo scientifico, e purtroppo la sua debolezza nel circo della comunicazione, è il suo carattere sperimentale, il suo esprimersi con dati verificati e falsificabili.  Pertanto, osserva il professor Bove, “sulla pandemia del covid-19 le ricerche pubblicate sono ancora poche, non abbiamo certezze scientifiche per esprimere in modo perentorio giudizi definitivi. Cosa accadrà in autunno nessuno lo sa ancora e dunque da parte chi rappresenta il mondo medico occorre prudenza”.

I dati sull’efficacia delle vaccinazioni, in termini di riduzione della mortalità e della morbilità sono però, fino a prova contraria, sufficientemente consolidati, come confermato da tutti i report dell’Istituto superiore della sanità, mentre incerta resta la durata della loro efficacia, e capacità di resistere alle varianti del virus.

Si limita ad affermare in proposito il professor Bove: “io ai miei pazienti, soprattutto anziani, consiglio di vaccinarsi, e di uscire e camminare. Da medico ho constatato che i prolungati lockdown hanno avuto importanti ripercussioni negative sulla salute delle articolazioni. Restare fermi in casa ha come conseguenza un irrigidimento, con conseguente aumento dei dolori e della funzionalità, che rende poi più complesso guarire le patologie muscolari e articolari”.

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