“CRITERI SCIENTIFICI PER CONFINI PARCO”. SIRENTE-VELINO, DI BENEDETTO, “NO IDEOLOGIA”

RIPERIMETRAZIONE AREA PROTETTA: CONSIGLIERE REGIONALE ED EX SINDACO DI ACCIANO SI SMARCA DA FRONTE DIFESA STATUS QUO E DA QUELLO DELLA RIDIMENSIONAMENTO; "LA LEGGE PREVEDE CHE A DECIDERE SIA COMITATO TECNICO INDIPENDENTE"

di Filippo Tronca

14 Aprile 2021 07:46

L’AQUILA – “Sulla riperimetrazione del Parco regionale Sirente-Velino è sbagliato il metodo: la sua estensione va decisa con rigidi criteri scientifici,  stabiliti da un comitato tecnico indipendente e in base alla reale valenza ambientale di ciascuna parte di territorio. Quello che del resto non è stato mai fatto, visto che gli attuali confini sono stati fatti stranamente coincidere con quelli dei Comuni”.

Nello scontro politico che sta raggiungendo temperature altissime, sul progetto di legge approdato in seconda commissione Territorio della Regione Abruzzo, che prevede il taglio dell’area protetta da 54.361 a 46.381 ettari, nell’area subequana, il consigliere regionale di Legnini presidente, Americo Di Benedetto, assume una posizione originale, né a favore, né contro, invocando criteri oggettivi.

Smarcandosi cioè dal fronte della difesa dello status quo, quella del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, del Partito democratico, e di Giorgio Fedele del Movimento 5 stelle, sia da quella della maggioranza di centrodestra, che preme per ridimensionare l’area protetta in base alle posizioni assunte da quasi tutti i sindaci della valle Subequana, e pronta ad approvare la norma che reca la firma del vice presidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, della Lega. Un pdl che in buona parte ricalca la legge che non ha mai visto la luce nella passata legislatura di centrosinistra, proposta dall’assessore Donato Di Matteo, arenatasi però nelle commissioni, vista anche la contrarietà di parte della stessa maggioranza di allora, a cominciare da quella di Pietrucci.

Di Benedetto, che potrebbe candidarsi a sindaco dell’Aquila nella primavera del 2022, è stato già sindaco di Acciano, uno dei comuni interessati al taglio, dove è sindaco Fabio Camilli, fedelissimo di Di Benedetto.

Gli altri comuni favorevoli sono Castelvecchio Subequo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Fagnano Alto, Molina Aterno ed Ocre, che hanno approvato delibere in tal senso.

Il Comune di Tione degli Abruzzi, inizialmente favorevole, ha cambiato posizione. Da sempre contrario ad uscire il Comune di Fontecchio.

Per Di Benedetto però nemmeno la posizione dei singoli sindaci dovrebbe essere la ragione sufficiente per stabilire i confini, come pure quella del fronte del no per i quali gli attuali confini sono “sacri”. E il ragionamento deve partire dalla norma istitutiva dell’area protetta, la legge regionale 54 del 13 luglio 1989.

“Il Parco regionale Sirente-Velino – argomenta  Di Benedetto – è nato come ampliamento e consolidamento della più piccola riserva del Sirente. Ebbene, in occasione della sua istituzione non c’è mai stato uno studio scientifico, su quali parti del territorio inserire per la loro valenza ambientale e quali no. Il perimetro, guarda caso, è stato fatto coincidere con quelli dei comuni fondatori. Ma non è vero che un’area protetta più è ampia, meglio garantisce la tutela della flora e della fauna. È vero semmai il contrario: se viene estesa eccessivamente, si disperdono le energie. A maggior ragione questo progetto di legge dovrebbe rappresentare l’occasione di dotarsi una valutazione scientifica”.

Valutazione che, sottolinea con forza Di Benedetto, “è prevista dalla stessa legge istitutiva del Parco, dove dice che la perimetrazione, e le ventali modifiche, devono essere supportate dal parere tecnico della competente struttura regionale,  affidata da un organismo terzo, qualificato ed autorevole”.

Per Di Benedetto, si può già affermare che “l’asta fluviale del fiume Aterno è fondamentale per l’ecosistema del Parco, è fondamentale per la parte alta dove comincia la vegetazione e le specificità dell’area protetta. Dall’altro lato nell’asta superiore dell’Aterno, si possono anche fare altre valutazioni. Una cosa sono le faggete del monte Sirente, un’altra cosa le montagne brulle e oggetto nei decenni di rimboschimenti parziali”.

Ovvero in buona parte del territorio di Acciano.

Ma a questo proposito Di Benedetto tiene a precisare: “anche questa valutazione deve essere espressa da un comitato scientifico, che in linea di principio potrebbe anche decidere non per la riduzione dell’area protetta, ma addirittura per un suo ampliamento”.

 

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