GREEN PASS, SCOPPIA CASO CONTROLLO DOCUMENTI: “INACCETTABILE CONFUSIONE VIMINALE”

10 Agosto 2021 20:05

Italia: Sanità

ROMA – Parte la stretta del Viminale sui controlli del Green pass da parte delle forze dell’ordine, con verifiche a campione e in particolare nei luoghi turistici e della movida. Ma resta aperta la questione sulle verifiche da parte dei gestori.

Il Garante della Privacy, citando il Dpcm dello scorso 17 giugno, fa notare che anche “i titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi” possono richiedere agli intestatari della certificazione verde di esibire un documento d’identità.

Indicazioni che vanno in una direzione diversa rispetto a quanto affermato ieri dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per la quale saranno sì i titolari a dover controllare il lasciapassare all’entrata nei ristoranti, ma “non potranno chiedere la carta d’identità ai clienti”.

“In un momento in cui gli operatori economici del Friuli Venezia Giulia, come del resto tutti i cittadini italiani, hanno bisogno di certezze e di rappresentanti delle istituzioni capaci di essere un punto di riferimento, è inaccettabile la confusione generata dall’attuale ministro dell’Interno in merito al green pass per l’accesso a ristoranti e pubblici esercizi”, la posizione espressa dall’assessore regionale alla Sicurezza del Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Roberti.

Roberti ha rimarcato che “la situazione di confusione generatasi nel giro di poche ore dall’introduzione dell’obbligo di possesso del green
pass e del relativo qr code per accedere a una serie di attività, in seguito alle dichiarazioni del ministro sui controlli documentali da
parte dei ristoratori, ha reso ridicolo un provvedimento finalizzato al contrasto del Covid-19 e vanificato il lavoro compiuto dagli esercenti già duramente colpiti da un anno e mezzo di pandemia”.

“Per far ripartire l’economia è fondamentale mettere le attività economiche nelle condizioni di poter lavorare in sicurezza – ha
ribadito l’assessore – In una fase delicata come quella attuale, approssimazioni e interpretazioni contraddittorie dei provvedimenti che danneggiano le attività produttive non sono quindi accettabili e nemmeno rispettose nei confronti dei cittadini, degli imprenditori e
dei loro dipendenti”.

A Palazzo Chigi, così come al Viminale, la linea è che comunque controlli e sanzioni vadano fatti, per non vanificare la misura del pass. Un chiarimento è atteso nelle prossime ore con una circolare interpretativa del Viminale e sarà utile a spiegare in particolare il quarto comma dell’articolo 13 dello stesso documento, secondo cui all’atto della verifica l’intestatario della certificazione Covid “dimostra, a richiesta dei verificatori (…), la propria identità personale mediante l’esibizione di un documento di identità”.

I ristoratori però sottolineano: “ci auguriamo che la nostra ‘richiesta’ della carta di identità avvenga soltanto laddove si ravvisi una palese contraffazione del certificato. E in quel caso, se il cliente si rifiuta di esibire il documento, chiameremmo le forze dell’ordine. Non possiamo sostituirci a un pubblico ufficiale”, avverte il direttore generale della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) di Confcommercio, Roberto Calugi. E nel caso di sanzioni anche per i gestori, aggiunge: “valuteremmo dei ricorsi, ma sarà il nostro Consiglio direttivo a decidere”.

Nelle principali città il passaporto verde intanto circola da giorni, sottoposto agli scanner della app ‘Verifica C-19′.

A Milano il giudizio di baristi e ristoratori sull’obbligo resta sospeso. Nella città semivuota di metà agosto, complici anche le temperature estive, sono infatti pochi i clienti che chiedono di pranzare o consumare seduti all’interno, per questo la valutazione sulla misura viene rimandata a settembre.

“Io non chiedo i documenti, chiedo il pass e per ora nessuno ha fatto storie – spiegano in zona stazione Centrale – la gente lo mostra tranquillamente non c’è nessun problema, tutto si è svolto molto bene anche con gli stranieri. Sicuramente in presenza di tanti clienti la situazione non sarebbe scorrevole”.

Anche a Roma “sono poche le persone che vogliono consumare all’interno. Finora non abbiamo avuto problemi”, riferiscono alcuni ristoratori in zona Colosseo. Nella Capitale in centro il pass viene chiesto un po’ ovunque e, precisano alcuni gestori, “finora non ci sono stati particolari problemi e resistenza da parte dei clienti”.

Ma ci sono anche situazioni dove la difficoltà dei controlli rende impossibile la svolgimento di particolari eventi. Per questo motivo, nella località turistica toscana di Forte dei Marmi il Comune ha annullato la tradizionale fiera dedicata al patrono Sant’Ermete del 28 agosto e i fuochi di artificio dal pontile. “Ancora una volta si scarica tutto sulle spalle delle amministrazioni. Non è immaginabile pensare che le forze comunali possano contenere numeri di visitatori come quelli che si registrano alla nostra fiera. E neppure è ipotizzabile fare dei controlli a campione”, lamenta il sindaco Bruno Murzi.

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