APPALTI ASL PESCARA: DOPO INTERROGATORI MATTUCCI E DOLCE TORNANO LIBERI, REVOCATI DOMICILIARI

15 Maggio 2021 09:03

PESCARA – Tornano in libertà l’ex presidente della Cooperativa “La Rondine”, Domenico Mattucci, e Luigia Dolce, dipendente con funzioni di coordinatrice, che erano agli arresti domiciliari dal mese scorso nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Pescara su un presunto appalto pilotato riguardante l’affidamento della gestione di residenze psichiatriche extra ospedaliere, del valore complessivo di oltre 11 milioni di euro.

Lo ha stabilito il gip Nicola Colantonio, che ha accolto l’istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare presentata dai due legali di Dolce, gli avvocati Augusto La Morgia e Matteo Cavallucci, e dal difensore di Mattucci, l’avvocato Giuliano Milia. Nel provvedimento di revoca relativo a Luigia Dolce il gip evidenzia che sono venute meno le esigenze cautelari che “avevano legittimato l’applicazione della misura cautelare”.

Ciamponi è inquisito nell’inchiesta della Procura di Pescara per l’affidamento con presunte gare “pilotate” in cambio di tangenti in denaro e costosi regali, per la gestione di residenze psichiatriche extra ospedaliere, del valore complessivo di oltre 11 milioni di euro, a favore della cooperativa La Rondine. Ciamponi, che ha revocato l’appalto dopo l’esplodere dell’inchiesta ha sempre respinto ogni accusa.

L’inchiesta che ha portato all’arresto del dirigente del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Pescara, Sabatino Trotta, candidato alle regionali del febbraio 2019 per Fratelli d’Italia, primo dei non eletti, che si è tolto la vita nel carcere di Vasto a 55 anni,  e ai domiciliari di Mattucci e Dolce, che in due interrogatori ha fornito molti elementi utili all’inchiesta

Indagato anche il direttore generale della Asl di Pescara Vincenzo Ciamponi. Secondo l’accusa, Trotta avrebbe dato al dg 8mila euro per comprare una Fiat 500, nei giorni precedenti l’assegnazione dell’appalto da 11 milioni per le residenze psichiatriche. Accuse tutte da dimostrare, ovviamente. Dopo la firma del contratto, ci sarebbero stati messaggi con lo psichiatra per l’acquisto della vettura.

Nel motivare la revoca dei domiciliari a Mattucci e Dolce, il giudice ritiene che “è decorso un apprezzabile lasso temporale di applicazione di misure cautelari custodiali, periodo nel quale l’indagata ha potuto riflettere sul disvalore delle proprie azioni”. Il gip inoltre sottolinea che “l’indagata rendeva piena confessione: circostanza che, considerato l’intervenuto completamento delle attività di indagine, determina il venir meno del pericolo di inquinamento probatorio da parte della Dolce”. E poi: “verificato infine che il contratto di appalto illecitamente sottoscritto in conseguenza delle attività illecite dei prevenuti veniva annullato dalla Asl”.

 

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