METANODOTTO SULMONA-FOLIGNO: FRONTE DEL NO, “INUTILE, CONVIENE SOLO A SNAM, PAGATO CON CARO BOLLETTE”

1 Settembre 2020 19:33

L'Aquila: Abruzzo

SULMONA   – Il metanodotto Sulmona-Foligno  è “un’opera inutile che conviene solo a chi deve realizzarla, ovvero la Snam, “grazie ai prestiti delle banche, agli incentivi statali, e all’aumento delle bollette del gas a carico dei cittadini contribuenti”

Questo sostengono gli esponenti del Coordinamento No Hub del Gas che ha presentato questa mattina a Pescara il dossier “Snam Affair”, ovvero una analisi approfondita degli aspetti economici delle grandi opere connesse al gas, che, dati alla mano, conferma a loro dire “in maniera inequivocabile l’inutilità di queste opere in considerazione dei consumi di gas attuali e futuri in calo, e anche in considerazione dei cambiamenti climatici”.

Il coordinamento No hub del gas , che riunisce associazioni e comitati cittadini si batte da anni contro la grande opera che prevede la messa a dimora di un tubo del diametro di 1,20 metri per 40 metri di trincea, che partirà da Sulmona, dove è prevista la realizzazione di una centrale di compressione, e arriverà a Foligno, attraversando nel tratto abruzzese altopiano dei Navelli, la conca aquilana, e l’alta valle dell’Aterno. Opera contestata anche per l’altissima sismicità dei territori che saranno attraversati da milioni di metri cubi di gas.

La Snam da parte sua nei suoi rari comunicati stampa, ha ovviamente respinto punto su punto le argomentazioni del fronte ambientalista. Ma la sua linea politica, fino all’approvazione definitiva del progetto è quella sostanzialmente del basso profilo e del silenzio stampa.

“Abbiamo presentato questo documento – ha spiegato Pietro Di Paolo del Comitato Cittadini per l’Ambiente di Sulmona – che riguarda la SNAM e il – Metanodotto Sulmona-Foligno-Minerbio e la centrale di decompressione di Sulmona e oggi con questi dati e numeri dati dalla stessa Snam si dimostra la inutilità di queste opere e che vengono fatte perché c’è una legislazione che – permette di avere sia incentivi che la renumerazione del profitto. – Per noi questo è uno scandalo che vogliamo combattere e per questo chiediamo alla Rera (Rete-Energia-Rifiuti-Ambiente) di non riconoscere questa opera proprio perché è inutile. E questo perché l’analisi costi-benefici porta solo costi e quindi noi vogliamo che questo progetto venga fatto cadere. Voglio ricordare – ha detto Di Paolo – che questo progetto era nato nel 2003 quando si registrava un aumento di consumi enorme, mentre oggi siamo a 12 miliardi di metri cubi di gas in meno e la previsione è ancora di un calo. All’epoca c’erano undici centrali di compressione che gestivano maggiori volumi di consumi e flussi mentre oggi abbiamo 13 centrali con minori flussi. Quindi una rete più efficiente ma che gestisce flussi di gas minori. Da qui la conseguenza di un progetto e una linea che non serve a nulla”.

Dal punto di vista economico, proseguono gli ambientalisti “poi si pagherà una bolletta più alta perché se la Rera accetta l’opera e il progetto, i costi insieme all’utile vengono trasferiti sulle bollette, e questo mentre da una parte danno incentivi per le fonti fossili e dall’altra altri incentivi per l’utilizzo delle fonti alternative per i cambiamenti climatici, e allora forse è necessario che il Governo capisca e si decida ad avere un indirizzo chiaro per sviluppare le energie alternative e l’efficienza energetica e cancellare i contributi per le fonti fossili che poi gravano sui cittadini”.

Nel dossier sono stati illustrati i dati dei consumi.

“Il picco si è verificato nel 2005 con 86,2 miliardi di mc di gas. La distribuzione allora fu comunque assicurata da una rete di gasdotti che aveva 1.251 km in meno rispetto a quella attuale; nel 2019 abbiamo consumato 74,3 miliardi di mc, con una forte riduzione rispetto all’anno di picco; le previsioni Snam dei consumi al 2030 oscillano tra i 70,9 miliardi di mc del Piano 2018 e i 68/73 del Piano 2019. In tutti i casi in ulteriore diminuzione rispetto ad oggi con le previsioni del piano Energia-Clima del Governo che vedono i consumi al 2030 addirittura a 59,3 miliardi di mc, cioè il 32% in meno rispetto al picco del 2005 e il 20% in meno rispetto ai consumi del 2019”, si legge nel dossier.

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