PARISSE, ARTISTA CHE RACCONTA L'AQUILA CON GLI ACQUERELLI

Pubblicazione: 20 marzo 2012 alle ore 10:24

Juan Alfredo Parisse
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L'AQUILA - Nato nella calda aria di Buenos Aires da nostalgici genitori aquilani, l'acquerellista Juan Alfredo Parisse, che deve il nome "artistico" a una legge di Juan Domingo Peron che impediva di dare nomi stranieri ai nuovi nati in Argentina, tornò nel pungente capoluogo abruzzese alla tenera età di sei anni per non allontanarsi più, mettendoci le radici anche con la sua nuova famiglia.

Parisse infatti all'Aquila ha aperto un negozio di tendaggi, ma dei ritratti ispirati dai paesaggi, colori e atmosfere d'Abruzzo ha fatto la sua seconda attività.

Un percorso d'arte pittorica che vede nella tecnica dell'acquerello il massimo della sua espressione artistica, dove i soggetti prediletti sono i paesaggi e il lavoro contadino, per non dire dei grandi personaggi aquilani, su tutti Libero, il popolare anziano che girava sotto i portici accompagnato dalla sua celebre esclamazione: "Che mondo!".

Inizialmente autodidatta, ha frequentato alcuni stage di acquerello in Francia e in Inghilterra per tornare all'Aquila a dipingerne gli scorci più belli e alcuni dei soggetti più amati. Le sue prime mostre personali risalgono al 1990 ma nel 2000 ha deciso di prendere una pausa di riflessione che ha sospeso solo all'indomani della tragedia che ha colpito l'Aquila il 6 aprile 2009.

Domani, 21 marzo, presso l'hotel Castello si aprirà la sua prossima mostra aperta a tutti.

Come mai è stato tutti questi anni inattivo?

È normale per un artista il sopraggiungere di una pausa, chiamiamola di riflessione, che serve per riordinare le proprie idee o per un cambiamento nella propria forma d'arte. I motivi possono essere svariati, negli anni Novanta cominciavo a essere conosciuto in città, frutto di un grande impegno e di una grande passione, riuscivo a padroneggiare con buoni risultati un mezzo difficile come l'acquerello, poi come alla fine di un percorso, o come se fossi giunto al traguardo che mi ero prefisso, mi sono fermato e credo di aver sbagliato.

Cosa è successo in lei quando ha deciso di riprendere i pennelli?

La mia vena "artistica" si è riaccesa a qualche mese dal devastante terremoto, quando nel passeggiare nelle poche strade accessibili per poter rivedere i luoghi del cuore che fanno parte indelebilmente della mia vita e dei miei ricordi, in quel momento tra il dolore e la sofferenza di vedere questa mia bella L'Aquila ferita ho sentito il dovere di riprendere il cammino artistico interrotto e capito che avevo un desiderio dell'anima nel voler decantare ancora le sue bellezze che ho temuto di perdere per sempre, anche perché quello che io sono nel cuore e nell'anima lo devo in gran parte alla mia terra.

La scorsa primavera dopo qualche difficoltà ha anche esposto...

Sì, ho allestito una mostra di dieci giorni all'interno dell'hotel Castello; nella ricorrenza del secondo anniversario avevo voglia di condividere con i miei concittadini le mie nuove opere, create con più passione e convinzione, ma non è stato facile, sono stato sul punto di rinunciare in quanto i locali disponibili erano pochi e le richieste di denaro erano vergognosamente alte. Poi inaspettatamente ho trovato disponibilità ed entusiasmo per la mia iniziativa e per le mie opere da parte della direttrice dell'hotel ed ancor di più da parte della Carispaq con un contributo economico dimostrando di essere un'istituzione presente, disponibile e sensibile all'arte, mentre devo purtroppo segnalare con grande dolore l'ipocrisia da parte dell'istituzione comunale, dell'assessorato alla cultura e i loro rappresentanti dai quali, dopo i loro discorsi infarciti di parole come arte, cultura e rinascita artistica della città, non ho avuto né disponibilita né aiuto. Ho infatti dovuto pagare anche i timbri delle locandine, seppur nella ridicola cifra di poche decine di euro. Tuttavia il proverbio dice "nessuno è profeta in patria".

Quali sono i suoi soggetti preferiti?

I soggetti che prediligo spaziano dai pastori con greggi immersi nella natura abruzzese, scorci di campagna, scene contadine, fontane che zampillano nelle calde giornate estive. A breve introdurrò nuove opere su un tema da sempre a me caro e so che tante persone condividono, ma per il momento mi riservo la sorpresa.

Ha dipinto L'Aquila ferita?

Assolutamente no, anche se poteva essere vista come una testimonianza artistica, ma ho ritenuto che sarebbe stata solo una speculazione. Io voglio dipingere le sue belle atmosfere di un tempo con la speranza che torni al più presto al suo splendore e che il suo centro torni a pulsare di vita.

Dove è possibile vedere le sue opere?

Per il momento una parte le espongo in modo virtuale sia nel mio sito Internet, www.juanalfredoparisse.it, che su Facebook, anche in gruppi di watercolor nella rete dove ho conosciuto molti artisti di fama mondiale che mi gratificano con i loro apprezzamenti.

L'amatissimo personaggio aquilano Libero, che lei ha ritratto, uscito dall'ospedale neuropsichiatrico di Collemaggio grazie alla legge 180/1978 è diventato un acquerello molto apprezzato: le è bastata una foto mentale per ritrarlo oppure è ricorso alla tecnologia?

Ho un ricordo piacevole su questo ritratto. Libero era una persona simpatica ma schiva, avevo il desiderio di ritrarlo e mi occorreva una foto per farlo. Il problema è che non c'era verso di fargliene, come mi vedeva con la macchina fotografica fuggiva. Poi, una mattina, vedendolo seduto in piazza Duomo, ho programmato la mia Nikon per quattro scatti al secondo e con la macchina a tracollo gli sono passato davanti sparando una raffica di foto. Lui ha impiegato circa due secondi per realizzare quello che stavo facendo, ma ormai, per mia fortuna, tutto era compiuto. Adesso che lui non c'è più credo di avergli fatto un grande favore, lui vive ed è amato e ricordato in quel ritratto che a tutti noi dà nostalgia. C'è da dire che il ritratto fu acquistato dalla signora Cherubini che aveva una simpatia enorme verso questo personaggio.

Un'epoca di personaggi storici, insomma, quella dell'Aquila allora, ce la racconti...

La mia generazione è stata caratterizzata da una serie di personaggi alcuni semplici altri buoni, che sono diventati patrimonio cittadino. Chi non ricorda Peppe Galeota oppure "Spasimante", il loro modo di parlare e di camminare? Erano talmente imitati da noi ragazzi che mancava poco che si organizzassero gare. Poi c'era Riziero, un altro anziano di Collemaggio, come Libero, amato dagli aquilani... C'è poi stato Mario Magnotta, le registrazioni degli scherzi telefonici a cui lo avevano sottoposto hanno fatto il giro d'Italia dandogli la notorietà. Veniva a trovarmi spesso nel mio negozio ed erano serate di risate. Anche Cencioni, mio caro amico, a 90 anni mi veniva ancora a trovare. Mi raccontava che doveva andare nei paesini a dipingere scorci o non aveva pace. Lui è venuto a tutte le mie mostre, ho ancora la sua dedica sul libro degli ospiti. Questi sono solo alcuni, è stata un'epoca di personaggi. Io avevo smesso di dipingere altrimenti ne avrei ritratti altri. Erano personaggi chiacchierati, discussi e proprio per questi facilmente messi alla gogna, ma innocui e amati.

Cosa farà a breve?

Ho molte iniziative in ballo: innanzitutto parteciperò ad alcuni concorsi, sia nazionali che internazionali; poi, anche perché in Italia c'è poca cultura dell'acquerello, ho organizzato un corso dove insegnerò questa tecnica, tutte le informazioni sono sul mio sito web. Inoltre domani esporrò, solo per un giorno presso l'hotel Castello dalle 9 alle 20, in una personale dal nome 'La poesia dei colori nei paesaggi aquilani' dove siete tutti invitati!



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